Simona Ruffino, Umanista, Brand Strategist-Neurobrand specialist, Consulente, Formatrice, Autrice e Speaker. Visionaria per vocazione, concreta per necessità. Scrive libri, fa divulgazione e lavora con passione per legittima difesa. Ha scritto Non tutto è come appare, edito da Apogeo nel 2025. Di seguito le risposte alle domande sul nuovo libro.
Ciao Simona, ci racconti i tuoi attuali focus lavorativi?
In questo momento continuo il mio lavoro di consulente e formatrice. Amo moltissimo quello che faccio, mi entusiasma collaborare con i brand per portare avanti progetti di identità e di analisi che possano fare la differenza.
Di tanto in tanto, tempo permettendo, mi dedico alla formazione delle agenzie di marketing e comunicazione: professionisti che vogliono approcciare al metodo neuroscientifico o che sentono il bisogno di aggiornare le loro competenze.
Come hai strutturati il tuo Non tutto è come appare e a chi si rivolge?
Questo lavoro è strutturato in tre parti: la prima tratta il tema della complessità, la seconda della comunicazione manipolata nell’informazione e nella politica, la terza prova a restituire senso a delle parole che, in questi ultimi anni sono diventate sempre più fragili. Tratto tanti temi e provo a farlo con un lessico che possa essere compreso da tutti. Non è un libro per addetti ai lavori, è un saggio, che mira però a trattenere più che a intrattenere. Il mio obiettivo, in questo tempo incerto e buio è quello di offrire a tutti strumenti di comprensione e di consapevolezza, affinché si possa decodificare la realtà con maggiore chiarezza.
Ci fai l’esempio di almeno un evento storico recente in cui l’opinione pubblica si è divisa in modo cieco e ignorante?
La polarizzazione oramai si avvera su tutto perché la comunicazione usa questa tecnica per orientare la percezione. Dai conflitti, alle questioni climatiche, dalle questioni di genere alle più banali scaramucce dei nostri politici. Le opinioni pubbliche devono essere schierate perché sono funzionali a governare. Senza gli schieramenti mancherebbe il consenso. Senza il consenso manca il potere.
Che differenza c’è tra complicato e complesso?
Complesso è tutto quello che siamo e che viviamo. La realtà è complessa nella sua essenza. Dall’atomo al futuro. Noi facciamo un’azione di semplificazione perché il nostro cervello è un avaro cognitivo e come tale ha bisogno di semplificare per non soccombere di fronte a qualcosa che non riesce a maneggiare. Complicato vuol dire difficile. Quello che riteniamo tale riguarda qualcosa di intricato ma fondamentalmente risolvibile con pazienza e dettaglio, mentre la complessità riguarda qualcosa di dinamico e adattivo che richiede una comprensione del comportamento sistemico globale.
L’errore è associare le due cose: la complessità non può essere combattuta, la complicanza invece può essere risolta.
Come si esce dal mondo delle dicotomie? Soprattutto, quanto ci costa in termini di attenzione?
Dal mondo delle dicotomie temo sia difficile uscire, perché la nostra cultura ci ha insegnato a distinguere e separare. Il chè per un certo verso ci è anche tornato utile.
Il problema è che la realtà non è mai binaria. Non esistono il bene e il male, il bianco e il nero, quanto meno non in termini assoluti. Torniamo alla questione della complessità.
Per cercare di cogliere le sfumature (nelle quali ci si avvicina di più alla verità) bisogna aver cura della conoscenza e, perché no, anche della nostra cultura. Conoscere ci consente di essere liberi.
In termini di attenzione più il nostro si fa pensiero duale e meno carico attentivo è necessario. Se pensi sono in termini binari, capisci bene e che non stai sfruttando le tue capacità cognitive.
In ultimo, ci lasci qualche link per approfondire queste tematiche?
Non ho link specifici ma credo che in questo tempo storico è necessario scegliere di entrare in contatto con la conoscenza. Leggiamo. Leggiamo tutto. Lasciamo che i bias abbiano meno campo libero. Alleniamo il nostro modo di decodificare il mondo. Se riuscissimo a farlo probabilmente non avremmo una geografica politica, economica e sociale così desolante. Diamoci da fare.