Chiacchiere con Gian Marco Cattini

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Gian Marco Cattini

Conobbi Gian Marco Cattini circa due anni fa, durante una SEO Pizza. Gian Marco mi colpì perché in quel convivio era meravigliosamente “fuori posto”. Non potei fare a meno di notare la sua leggerezza e il suo sguardo da esploratore vero.

1) Ciao Gianmarco, raccontaci se ti va qualcosa di te, sul tuo lavoro.

Ciao mi chiamo Gian Marco Cattini, generalmente a questo punto un gruppo di persone mi saluta ed un tipo con una cartellina prende appunti. Il mio compito, il mio “lavoro” è importunare le genti su internet, qualcuno lo chiama Community Manager, come se le comunità di persone potessero in qualche modo essere organizzate e controllate (p.s. state attenti a chiunque vi dica che può controllare le persone, perché generalmente le cose sono due: o il soggetto in questione è un potente boss di qualche casta illuminata, oppure non sa di cosa sta parlando). Io considero il ruolo di CM come un supporto alle aziende per veicolare in maniera efficace ed efficiente i loro contenuti, un aiuto per muoversi nel mare dell’etere digitale ed un sostegno per le campagne pubblicitarie e non.

2) Il tuo modo di comunicare te stesso è quello di chi non si prende (quasi) mai sul serio. Qual è il valore che intendi trasmettere ai tuoi followers?

Come soleva dire sempre mio padre, professore di Italiano in un istituto tecnico, se avrai fatto il tuo dovere alla fine le persone ti ricorderanno forse di più per i tuoi sorrisi che per i tuoi discorsi. Ecco partendo da questo presupposto io ho impostato la mia intera comunicazione sul tono lieve dell’ironia e dello scherzo, parlare di elementi alle volte anche complessi con il sorriso serve non solo ad alleggerire il clima, ma anche magari ad entrare maggiormente nella mente e nella memoria delle persone, perché come diceva sempre anche Charlie Chaplin “un giorno senza sorriso è un giorno sprecato”

3) Che ne pensi dell’idea di multare di 10 euro gli utenti di Facebook ogni volta che si lamentano di qualcosa?

Per il modo in cui si usano i social network, specialmente in Italia sarebbe la rovina economica di molte persone e la fortuna di zio zucchino (Mark Zuckerberg). Il lamento oramai è divenuto una forma di espressione diffusa, se prima i “panni sporchi” si lavavano a casa adesso lamentarsi e buttare fango è diventato di dominio pubblico ed in un certo senso anche ricercato. Non è un caso la nascita di pagine semi umoristiche che riprendono i piccoli e grandi drammi delle persone e dei brand.

4) Ci invii una tua fotografia con l’espressione più intelligente che ti viene?

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L’espressione più intelligente che ti viene.

Ho scelto questa foto perché credo che rappresenti a pieno non solo la mia persona, ma anche tutta la categoria professionale. Siamo una generazione in costante movimento e non solo fisico. In questo periodo storico stiamo costantemente vivendo una mutazione che incide pesantemente sul nostro normale vivere, basti pensare agli smart phone ed alle applicazioni quali periscope che hanno in poco tempo cambiato diversi paradigmi di comportamento.
 Per quanto riguarda l’intelligenza, bhe, io ci ho messo tutto l’impegno che ho potuto.

5) Quali sono gli elementi della comunicazione di un brand che fanno la differenza rispetto alla percezione di autorevolezza e credibilità?

Ottima domanda, io credo che la differenza più grande che possa premiare un brand sia capire il proprio pubblico. Siamo abituati, per via di cose al marketing 1.0, a subire la comunicazione. Un tempo esistevano radio e TV e non cera vera interazione, non potevamo parlare con Banderas nel suo mulino, oggi però tutto questo è possibile, all’interno delle pagine Facebook, degli account Twitter e dei profili Linkedin la gente può intervenire, interessarsi ed approfondire. Per essere autorevoli e credibili bisogna impegnarsi a parlare la lingua del nostro cliente, studiarne gli usi e le abitudini ed assecondare alle volte le loro piccole o grandi curiosità. Parliamo di comunicazione non di comunicati stampa, parliamo di relazioni non spot pubblicitari, il più grande errore che vedo fare a molti brand è limitarsi alla creazione del contenuto, ma poco alla cura nell’incontro con il cliente.

6) Per finire, il tuo messaggio alla nazione. Cosa diresti a chi vorrebbe diventare il nuovo Gian Marco Cattini?

Cari Italiani e care Italiane e con viva e vibrante soddisfazione, no aspetta forse così è troppo solenne, la rifaccio. Se volete diventare me, le candidature sono aperte, potreste darmi una mano soprattutto in quelle faccende che non mi sono così familiari come la lavatrice (p.s. vi siete accorti che quell’elettrodomestico si ciba di calzini?). Seriamente se qualcuno volesse fare il Community manager gli consiglio oltre ad un percorso di studi che gli faccia comprendere la materia, di essere curioso, aperto mentalmente e sempre in costante ricerca di novità, di essere flessibile e dinamico, ma la cosa più importante di tutte, è la capacità di sapersi scegliere sin da subito un buon analista, dicono che le analisi di gruppo siano una fiKata.

Un grande saluto

Gian Marco Cattini

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