Come fa Google a distinguere una AI da una persona vera?

Ultimamente mi capita di leggere post preoccupati di persone che si chiedono quanto Google sia davvero capace di riconoscere un contenuto web scritto da un’intelligenza artificiale.

intelligenza artificiale

intelligenza artificiale

Le ansie – condivisibili – riguardano il timore che nell’incapacità di cogliere le differenze tra un algoritmo cibernetico e un essere umano, Google tenda a privilegiare il primo ai danni del secondo, soprattutto laddove il successo in termini di visibilità e traffico è dato dalla capacità di pubblicare un numero elevato di contenuti in poco tempo.

 

In prospettiva, Google non può distinguere un’AI da un essere umano

Se tu non riesci a distinguere un testo scritto in automatico da un’AI, come ti aspetti che possa riuscirci Google? Il discrimine è dunque l’essere umano. Va da sé che nella misura in cui un testo sia chiaramente intellegibile e privo di sgrammaticature evidenti, sarà impossibile che Google non lo collocherà certo tra i contenuti da penalizzare.

Piuttosto vorrei fare una riflessione e allo stesso tempo una critica a tanti “giovani” copywriter che pur lavorando con partita iva, commettono spesso ingenuità morfologiche e sintattiche tutto sommato imbarazzanti. E a nulla serve impegnarsi per studiare l’ambito su cui si scriverà, se a mancare sono proprio le basi della lingua scritta. Ma vabbè.

Ora, a fronte di quest’amara considerazione, tieni presente che i contenuti sgrammaticati, scritti da esseri umani pur volenterosi, ma con evidenti lacune per quanto concerne la lingua italiana, talvolta si posizionano anche molto bene su Google, perché il motore di ricerca è abbastanza intelligente da capire che contano i sub-topic sviluppati in pagina. Insomma, il valore complessivo spesso conta più della grammatica italiana.

Orbene, se un algoritmo è scritto in modo abbastanza intelligente, può andarsi a prendere i sub-topic più rilevanti dai contenuti a tema, rielaborarli e risistemarli in una nuova pagina da pubblicare online. Insomma lo stesso lavoro di selezione e rielaborazione condotto “meccanicamente” da chi lavora nelle redazioni di tanti progetti web editoriali, ma in pochi secondi.

 

Come sopravvivere all’intelligenza artificiale?

Se hai ben inteso quello che voglio dire, ti sarà chiaro che l’intelligenza artificiale è destinata a soppiantare tutte le attività redazionali di tipo “meccanicistico”, cioè tutte quelle che pur condotte da esseri umani, si basano sempre e solo su una rielaborazione di materiali ripescati qua e là, in puro stile collage. Ma questo modo (diffusissimo) di intendere il mestiere del copy, che si basa sull’idea di dare Google in pasto a se stesso, non può avere futuro, perché è già chiaro che un computer programmato a dovere saprà svolgere questo genere di compito in modo più accurato e soprattutto in un tempo decisamente minore.

Non solo dunque Google consentirà il proliferare di contenuti sviluppati da intelligenze artificiali, ma ad ogni buon conto, non si capisce perché dovrebbe penalizzarli, dal momento che saranno qualitativamente superiori e consentiranno agli utenti di fruire un’informazione prima e con un dettaglio di approfondimento maggiore.

Ma quindi, per tornare alla domanda conclusiva, come sopravvivere all’intelligenza artificiale?

Per me si tratta di fare l’unica cosa che le macchine non possono e non potranno mai fare: dare un tono ai contenuti. Si tratta di trasferire il proprio punto di vista, la cifra stilistica, la propria firma e soprattutto la propria personalità in un contenuto, in modo tale che chiunque si troverà a leggerlo lo farà avendo in mente una voce sola, bella o brutta che sia, la tua.

E se stai pensando che un ragionamento simile mal si adatti ad un sito di news che “dovrebbe” limitarsi a trasferire la notizia, allora mi tocca ricordare che un conto è un articolo di giornale scritto da un articolista anonimo, magari (e per l’appunto) confondibile con un’intelligenza artificiale, mentre cosa diversa è un articolo scritto da un GIORNALISTA.

Ecco, se hai paura che il tuo giornale sul web si trovi a perdere traffico a causa delle IA che scrivono 100 contenuti all’ora, invece di lanciare strali contro Google che non lavora bene, che ne pensi di assumere qualche giornalista vero?

 

 

Rispondi all'articolo

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *