Devi essere per forza sui social per esistere?

Oggi proverò a commentare un bel post di Vincenzo Antolini (che ringrazio). Vincenzo si chiede in particolare se la visibilità sui social sia un fattore “necessario” anche in presenza di altri asset forti come un buon traffico proveniente da ricerca organica.

social media manager
essere forti sui social

Di seguito il post di Vincenzo:

«C’è una canzone in cui “rappa” Fabri Fibra che dice: se non sei nei social network non esisti (o qualcosa del genere). Seguo da anni un progetto che nei social è molto scarso ma nell’organico va forte ma mi sento dire che dovrei essere più social, più vivo e più vero. ‘Sta cosa non mi piace… questa cosa che se non sei presente continuamente nei social è come se non esistessi o non avessi valore la trovo “estrema”. Così… senza nessuna ulteriore riflessione, volevo solo fare una riflessione a voce alta».

Ma cosa significa essere forti sui social?

Io credo che un primo problema sia proprio capire cosa significa essere “forti” sui social, soprattutto cosa significa per chi. Insomma, parliamo di like sui post?, su una pagina? Numero di iscritti a un gruppo, visualizzazioni, seguaci? E qual è l’apporto che i social producono al tuo business? Più visite sul sito? Customer care?

Io credo di capire cosa volesse dire Vincenzo, ma con tutto quello che può significare essere “forti” sui social, rapportato ai diversi segmenti di mercato in cui – comunque in modi diversi – ha senso essere “forti” sui social, credo sia difficile esprimere una valutazione univoca sulla condivisibilità dell’affermazione.

Proviamo a fare un esempio

Volendo restare nelle corde del post di Vincenzo, possiamo immaginare un progetto editoriale, ad esempio un blog sulle tendenze moda che va fortissimo a livello di posizionamenti organici. A che serve avere un buon riscontro sui social? Dipende: se per “buon riscontro” intendiamo una pagina facebook o Instagram che ottiene tanti like e commenti sulle immagini postate, ma di cui però gli utenti non ricordano altro, può essere del tutto ininfluente. Sono le famose vanity metrics. Se però il “buon riscontro” fa riferimento al successo di una community che in qualunque sua forma si comporta come tale, affezionandosi al brand, condividendone i valori e interagendo con le dinamiche tipiche di un gruppo, allora i social fanno la differenza, eccome.

I social fanno la differenza soprattutto quando ci sono i maledetti Core Update di Google, che proprio in settori come la moda – ma in mille altri – tendono ad abbassare molto la visibilità dei blog con poco brand e ottimi contenuti, per privilegiare spesso quella di siti web usa e getta, insieme a quella dei grandi brand come Vogue o chi per esso, che sono talmente importanti da costringere il motore di ricerca a fare “due pesi e due misure”, mantenendone in ogni caso inalterata la visibilità.

In sostanza, i social, quando generano dinamiche comunitarie, per non dire “tribali” fanno da puntello per stabilizzare tutto, perché aumentano la ricerca diretta del brand di riferimento su Google web search e a ruota su Discover. I social sono spesso (e dunque) un elemento essenziale del posizionamento nei motori di ricerca, perché se sviluppati come si deve, concorrono ad aumentare i volumi di ricerca sulle chiavi di brand. E quando sei forte su quello, non c’è update che possa scalfirti.

Ci sono progetti web che invece non hanno proprio bisogno dei social?

Ma sicuramente ci sono. In generale penso a tutti quelli che trattano temi completamente avulsi dalle dinamiche relazionali. Ad esempio, un blog tecnico sulla fiscalità potrebbe conservare buoni risultati organici anche in assenza di un buon presidio sui social network. O forse no. No, forse no…

Ecco, forse il problema è trovare di questi tempi un argomento con volumi di ricerca interessanti, che però non generi negli utenti la necessità di confrontarsi e dialogare.

In effetti è difficile.

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