Il più grosso problema coi tuoi post

Certe persone hanno sempre ragione. Tanta ragione. In effetti troppa ragione. Non ti inquieta questa cosa? A me tantissimo. Oggi parliamo di comunicazione patinata sui social, del tipo “mangiati un’emozione” ogni tanto. Diamine.

Ho ragione?
Ho ragione?

Il post che stai leggendo è un piccolo sfogo personale sul tema del personal branding nel mondo digital. Quelli bravi sostengono l’importanza della narrazione di sé all’interno di un percorso valoriale di tipo posizionante rispetto al mercato di riferimento. Tutto giusto, ma narrazione di cosa?

Dove mi vuoi portare…

Ci sono temi ricorrenti nei modelli comunicativi di molti esperti del settore digital. Senza scomodare nessuno in particolare, mi è capitato di leggere spesso post talmente inappuntabili da risultarmi stucchevoli. Si parla di come guadagnare la fiducia dei clienti, come curare un account social aziendale, come fare networking, come acquisire competenze fondamentali (e quali sono) e via dicendo.

Questi soggetti sono spesso mega consulenti nei loro rispettivi ambiti di interesse e quindi la loro comunicazione social – quale che sia la piattaforma su cui si affacciano – DEVE essere molto pulita, molto corretta, molto (molto) unidirezionale… molto di plastica.

Ora, per carità, qualunque esperto di personal branding ti dirà che non devi MAI parlare di calcio, politica e religione. Ha senso, perché questi sono argomenti divisivi che generano spesso flames e per altro un esperto deve mostrare equidistanza. E va bene evitare i conflitti, ma mica sempre e a tutti i costi? Ogni tanto una posizione la devi prendere, altrimenti finisci con l’avere sempre ragione. E quando hai sempre ragione, non vai da nessuna parte.

Quando aprire bocca

Secondo il vecchio saggio della montagna, devi aprire bocca solo quando ciò che hai da dire è necessario, vero e utile. Se ci pensi un momento, i social diventerebbero posti interessantissimi se tutte le persone ci scrivessero dentro solo cose necessarie, vere e utili. Interessantissimi e probabilmente desolati. Oppure si andrebbe avanti per massime prese dai libri zen, cosa che in breve tempo causerebbe un’implosione sociale in puro stile Apocalisse di San Giovanni.

Sul serio, il sale fa male alla salute, ma rimuoverlo del tutto fa passare la voglia di mangiare e allo stesso modo, ripulire la propria comunicazione dai colpi di testa, dalle prese di posizione sfidanti e dalle provocazioni, ti porta sul piano del politicamente corretto, ma del tecnicamente palloso.

Funziona? Certo che funziona. Puoi scolpire la tua comunicazione giorno dopo giorno, fino a dare l’idea di essere una via di mezzo tra Siddharta e il Signor Spock. Ma sei veramente così? Non sarebbe meglio – a patto che tu lo sia – comportarti come una persona semplicemente normale? Lo dico perché leggo tanti post scritti da fenomeni, che sembrano contendersi il primato della leggerezza karmica.

Certo, dall’altra parte tra i professionisti c’è parecchia gente che esagera all’opposto, postando in libertà pensieri da autentico smargiasso, ostentando una superiorità morale, economica e intellettiva che non può esserci e che se c’è è solo roba da cafoni arricchiti o da figli di papà.

In entrambi i casi, me ne accorgo e lo fai anche tu, la vera merce rara è la gratuità della condivisione. È questo che manca. Gli esperti sono troppo “esperti” per condividerti un pensiero che non sia precedentemente passato attraverso il filtro del calcolo opportunistico. Ma quale narrazione di sé, quale storytelling, per carità. C’è una gigantesca isola di plastica che galleggia nell’oceano pacifico. È un grosso guaio, ma comunque inquina di meno rispetto alla “plastica” che viene condivisa ogni giorno in rete. Altroché.

Cosa ho imparato

La più bella conclusione a cui sono giunto guardandomi intorno in questi anni è che avere ragione è la cosa peggiore che possa capitarti. Da qui l’augurio più bello che faccio a me stesso prima e a poi tutti, è accorgersi a un certo punto di aver sbagliato tutto. Ma devi proprio dirlo forte schiaffeggiandoti la fronte: “ho sbagliato tutto”. Solo a partire da qui puoi liberarti della necessità di comunicare come un cartonato di te stesso e migliorare veramente prima come persona, poi come professionista.

Va a finire che un giorno di questi, qualcosa che scrivi su Linkedin può aiutare qualcuno.

Sul serio.

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