Internazionalizzare e tradurre un sito web. Quando e perché

Partire “disarmati” alla conquista del mondo con un sito e-commerce in 5 lingue può nascondere una grossa ingenuità, tale da compromettere in partenza la visibilità e la conseguente resa del progetto web. Ma cosa significa davvero internazionalizzare? E qual è  la differenza con la mera traduzione delle pagine web?

internazionalizzazione

internazionalizzazione vs traduzione

 

Il processo di internazionalizzazione richiede attenzione programmatica per ciascun Paese a cui ci si rivolge, mentre la traduzione del sito richiede solo l’accortezza di seguire le linee guida di Google per i siti web multilingua. Ma vediamo più in dettaglio.

 

Processo di internazionalizzazione

Il primo nodo da sciogliere in regime di internazionalizzazione riguarda le estensioni del dominio. Ogni caso andrebbe osservato come esperienza a sé, ma in linea di massima se la prima lingua del progetto è l’inglese non partirei dal dominio con estensione locale (.it), solo perché la proprietà del progetto è italiana. L’estensione locale può avere meno visibilità sui motori di ricerca riferiti ad altre località, quindi opterei per un classico .com da cui far partire tutto.

Fatto questo primo appunto occorre capire se le versioni diverse del sito faranno riferimento a redazioni e/o data entry indipendenti, o se saranno la traduzione esatta dei contenuti concepiti nella lingua d’origine. Nel primo caso suggerisco di usare domini indipendenti come quelli di primo livello localizzati per Paese (.fr – .es – .it etc), ma anche i sottodomini di terzo livello vanno bene (ad esempio fr.nomesito.com). Nel secondo caso va benissimo utilizzare sottocartelle reali o virtuali per ciascuna lingua (es. nomesito.com/fr/).

 

Processo di traduzione

Prima di parlare del processo di traduzione è opportuno chiederci perché ci occorra tradurre il sito. Molto spesso non ci sono a monte velleità di posizionamento internazionale, ma semplicemente la necessità di offrire informazioni precise ai diversi fornitori sparsi in giro per il mondo, oppure restando in Italia, può essere utile fornire una traduzione del sito web per chi si trova nel nostro Paese, ma parla una lingua diversa perché magari è un turista.

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In questi casi va bene tenere tutto sotto lo stesso dominio agendo sulle sottocartelle (es. nomesito.it/fr/). In ogni caso in cui parliamo di tradurre un sito web occorrerà gestire il rapporto tra Google e le diverse versioni di ciascuna pagina, facendo l’utilizzo opportuno dell’attributo alternate hreflang del tag <link>, da porre nella sezione <head> di ciascuna pagina tradotta. In particolare ogni pagina per cui esistano traduzioni dovrà avere un hreflang autoreferenziale e tanti hreflang quante sono le versioni tradotte collegate. Per maggiori dettagli ti rimando alle guide ufficiali.

 

Bandierine linkate, sì o no?

Anche qui non esiste una risposta sola, ma in linea di principio se il progetto è in regime di internazionalizzazione si rimanda automaticamente l’utente alla versione della pagina localizzata nella lingua del sistema operativo di chi naviga il sito web. Ad esempio, il sito Apple non ha un menu di selezione della lingua, ma riconosce automaticamente la tua provenienza.

Se invece il sito è semplicemente tradotto per i fornitori o per chi come un turista si trova in un Paese diverso dal suo, il menu di selezione della lingua è al contrario molto utile, quindi suggerisco senz’altro di mostrarlo. insomma, dipende dai casi.

 

Keyword research e internazionalizzazione

Quello della keyword research e più in generale della strategia di visibilità per un progetto internazionale è probabilmente l’aspetto più interessante tra quelli trattati fin ora. L’approccio alla ricerca di parole chiave e alla successiva traduzione delle stesse per la generazione di piani editoriali in più lingue nasconde (neanche troppo) una grossa, enorme approssimazione, perché assume che le persone che vivono in Paesi diversi cerchino esattamente le stesse cose nello stesso modo. In Francia non si parla l’italiano tradotto in francese, ma il francese. La loro mentalità non è la traduzione della nostra, ma appunto la loro.

Se dunque lavori alla strategia editoriale per un progetto in regime di internazionalizzazione, ti suggerisco di approcciare alla keyword research considerando ogni versione in lingua diversa come un progetto a sé. Lo stesso vale per l’intera strategia di visibilità multicanale, che per essere portata avanti in modo ottimale richiede professionisti della comunicazione locali o comunque madrelingua.

 

Conclusioni: suggerimenti per un mondo ideale

Ma quanti sono i progetti che possono permettersi versioni indipendenti del sito web con piani editoriali e strategie a loro volta indipendenti per ciascuna versione in lingua diversa? Il mio suggerimento è semplicemente evitare di fare il passo più lungo della gamba e concentrarsi su di un Paese ala volta, progettando tutto in nodo scalabile. Prima di affacciarti su altri Paesi punta a raggiungere una massa critica di utenti che quantomeno faccia capire a Google che hai qualcosa di buono da dire.

Altrimenti è come andare in guerra con le pistole giocattolo. Il web è un mondo virtuale, ma le persone che punti a raggiungere sono vere. Il problema è che davanti allo schermo sembra tutto facile.

Tutto facile.

 

One Response

  1. Piergiorgio Zotti 28/03/2019

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