La libertà di lavorare troppo

Quest’articolo nasce da una considerazione che ho condiviso su facebook a fronte di un post di Giorgio Soffiato, secondo cui le persone che curano i propri interessi hanno il sacrosanto diritto di svegliarsi alle 5 del mattino, che è come dire ammazzarsi di fatica. Soffiato sdogana l’autolesionismo a patto che ti faccia sentire a posto con te stesso. Insomma, se sei figo lo decidi tu, non gli altri, soprattutto non postando slogan.

Lavorare troppo

Lavorare troppo

L’argomento è controverso, ma proprio per questo affascinante, perché da un lato è vero che dobbiamo fare quello che ci fa stare bene, ma dall’altro viviamo in tempi forse poco consapevoli di cosa voglia dire “sentirsi bene”. Quello di cui mi piacerebbe discutere con Giorgio – e magari ci sentiremo su questa cosa – è proprio la consapevolezza del bene.

Conosco un’infinità di persone – e io sono il primo – che tengono comportamenti autodistruttivi per inerzia. Imprenditori a cui le cose vanno benissimo e che hanno costruito paradossalmente una zona di comfort proprio nel chiudersi in un mondo in cui è normale ed auspicabile alzarsi alle 5 di mattina e lavorare fino alle 7 di sera con un’ora scarsa di pausa pranzo. Se glielo chiedi ti rispondono che si sentono felici, perché raggiungono grandi risultati, ma mentre ci parli, se hai la fortuna di guardarli in faccia, ti accorgi subito che hanno lo sguardo tipico dell’animale predato.

Io queste cose le so, perché non sono immune a certe dinamiche.

 

Cosa vuol dire essere fighi

Lasciar scegliere alle persone cosa sia meglio per loro, implica che le persone sappiano sempre cosa è meglio per loro.

Ti sarai subito reso conto che dietro quest’affermazione si celano millenni di cultura cristiana basata sul libero arbitrio e sul perseguimento di obiettivi che si trovano nel “futuro”, ma anche lo spettro del totalitarismo, in cui arriva qualcuno a “guidarti” verso ciò che è meglio per tutti. I brividi.

Ora, da un lato 2000 anni di cultura cristiana hanno generato un occidente in profondo declino, popolato da zombie che non sanno scegliere se sia più bello fare una passeggiata nel parco o lavorare 15 ore al giorno, dall’altro lato, lo spettro del totalitarismo ha generato l’ansia di un controllo sociale da cui affrancarsi attraverso l’emancipazione. E non ci sarebbe niente di male se quelli a cui va bene non fossero presi da quel senso di insoddisfazione sottile che porta inevitabilmente a sparare oltre il bersaglio.

La voce del diavolo non è un urlo assordante, ma un ronzio continuo.

 

La prova del nove

Ora ti porto il mio esempio, che ti servirà per capire subito se anche tu non sei più in grado di riconoscere la bellezza.

Gestisco un’azienda di consulenza e per la maggior parte del tempo siamo impegnatissimi a evadere i lavori aperti, ma talvolta capita che ci troviamo ad essere più “leggeri” avendo sbrigato tutte le pratiche in essere ed essendo in abbondante anticipo sulle consegne. Una persona “normale” potrebbe guardare un film, oppure uscire di casa per andare a fare shopping, o magari per fare una passeggiata o un piccolo viaggio. Io invece sto lì a inventarmi qualcos’altro da fare per continuare a far crescere i miei impegni lavorativi, ma non perché ce ne sia bisogno, semplicemente perché non so farne a meno. Dicono che tutti gli imprenditori migliori abbiano quest’attitudine, ma io mi rendo conto che è sbagliata, perché va al di là del mio libero arbitrio. Io lo sento che preferirei fare qualunque altra cosa invece di lavorare, lo sento proprio, solo che all’idea di staccare, mi sento profondamente a disagio, quasi in colpa.

Allora ragazzi, il punto è capire la differenza tra lavorare tanto perché ti piace proprio da impazzire e farlo perché altrimenti ti senti male. Ma per quanto ti possa piacere, lavorare per 12 ore al giorno è insano, almeno finché siamo esseri umani e non macchine con il cervello al posto del cuore.

 

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