La Scrittura Ribelle di Ella Marciello

Ella Marciello

Ella Marciello

Ella Marciello, creative director e copywriter freelance è la fortunata autrice di Scrittura Ribelle, anti manuale di scrittura creativa, uscito per Hoepli in questo 2022 che sta per finire.

Le ho chiesto quale fosse l’approccio “ribelle” alla composizione dei testi e quanto ci fosse di personale in questo lavoro. Le sue risposte sono state, molto interessanti ed effettivamente ribelli.

Ho dunque il piacere di condividervi la nostra chiacchierata virtuale.

 

Ciao Ella, ci racconti i tuoi attuali focus lavorativi?

Mi sto occupando di strategie di comunicazione e di campagne pubblicitarie e nel frattempo continuo con la formazione presso vari enti, come lo IED e la Scuola Holden. Sto lavorando anche molto con le aziende che hanno bisogno di strutturare campagne di comunicazione interna in ottica inclusiva- per poter poi uscire all’esterno- e lavorando sui processi di brand activism, con un focus sempre acceso sulla rappresentazione mediatica. Sto scrivendo alcuni podcast e continuo la mia attività di attivismo per la parità di genere.

 

Cosa accidenti è un anti-manuale di scrittura?

Beh, non è un manuale, ovvero un compendio di regole valevoli per chiunque. Perché le regole in una materia così fluida come lo scrivere, possono davvero valere per tutti e tutte? Penso che ci siano variabili molto personali e variabili relative all’obiettivo e al tuo pubblico di riferimento che non possiamo lasciare da parte. E ancora: ci concentriamo moltissimo su quello “che funziona” senza soffermarci a pensare sul perché. In questo senso mi pare che il mio anti manuale si focalizzi molto su questo perché e spinga a trovare risposte da parte di chi legge che- naturalmente- saranno molto diverse tra loro.

 

Quanto c’è di autobiografico nel libro Scrittura Ribelle?

Molto, per forza di cose. Racconto molto del mio lavoro, del mio processo creativo e delle mie esperienze perché sono convinta che la creatività, e le attività immaginative per traslato, siano il risultato di un processo molto personale di esperienze variegate, che poi vengono riassemblate per dare vita a contenuti e idee nuove. Ma non solo: grande spazio è riservato al tema dell’ascolto, imprescindibile per chi comunica in qualsiasi forma, e negli scenari attuali che sono in costante mutamento.

 

Dimmi la verità, cos’hai contro le guide definitive?

Credo siano un controsenso concettuale: come fa qualcosa a esser definitivo se il tempo non è finito e le esperienze nemmeno? Come posso sapere oggi cosa funzionerà (e se)? Chiaro, non sto dicendo che sulla base dei dati in nostro possesso non possiamo fare valutazioni o proiezioni, dico solo che nulla è mai definitivo. E facciamoci caso aprendo Google: quante guide definitive troviamo in SERP che non possono (per forza di cose) essere esaustive? Sì, è un problema anche SEO nel momento in cui scegliamo un titolo ambivalente o che vira decisamente sul clickbait. Però qui forse stiamo sconfinando nell’etica 🙂

 

Può esserci un buon rapporto ta scrittura “ribelle” e motori di ricerca?

La scrittura ribelle, come detto, si interroga molto. Sul sé, prima di rivolgersi all’altro. Quindi credo che far nostro un sistema di pensiero, un approccio che non dia mai nulla per scontato ed è capace di unire i puntini, di usare agilmente il pensiero critico e di rimanere rispettosi nei confronti delle altre soggettività si possa applicare a qualunque campo.

 

In ultimo, ci lasci qualche risorsa per restare aggiornati su questi temi?

Da circa un anno ho una newsletter su Substack, che ho chiamato Between The Lines che ho iniziato a scrivere perché credo che saper leggere “tra le righe” sia quanto mai importante.

Parlo anche molto di cultura e comunicazione su Linkedin e di copywriting, comunicazione responsabile e diritti umani su Instagram.

Se invece dovessi consigliare un paio di titoli su cui sto studiando in questo momento direi:

“Extra Bold”- una guida femminista, inclusiva, antirazzista e non binaria per graphic designer (e per chi comunica in senso lato, aggiungerei io) e

“Scrivi e lascia vivere” (questo sì, un manuale) per comunicare bene con la parola scritta riuscendo a far convivere quante più soggettività possibili nei nostri contenuti.

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