Quanti articoli devo pubblicare ogni settimana?

La domanda nel titolo di quest’articolo attanaglia le migliori menti commerciali del nostro Paese e viene affrontata con livelli di lettura diversa. Oggi indaghiamo tutti i sensi possibili in cui vale la pena rispondere a questo quesito. Perché sì, ne vale certamente la pena.

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Quanti articoli devo pubblicare?

A chiedersi “quanti articoli devo scrivere” sono i curatori di blog che monetizzano con le pubblicità, che possiamo dividere in redattori di guide e di news, poi ci sono i curatori di siti web aziendali con annesso blog interno, infine ci sono i maledetti commerciali, per i quali si fanno ulteriori ragionamenti. Ma partiamo dai primi, facendo una carrellata.

 

Guide o news?

C’è una differenza enorme tra un blog che pubblica guide su un certo tema e un giornale web. Intanto le due tipologie di siti internet fanno traffico proprio da fonti diverse, perché i primi ricevono visite da Google web search, i secondi da Google News. Se già questa prima constatazione non bastasse a separare nettamente le cose, tieni presente che una delle differenze più importanti tra i due tipi di siti web è proprio nella frequenza di pubblicazione. Google News è molto più ingordo di Google Web Search, infatti il primo, funzionando sulla logica di flusso, non tiene conto del problema della sovrapposizione di pagine troppo simili tra loro, dunque il fenomeno della cannibalizzazione su Google News in pratica non esiste. Brutto da dire, ma se ogni giorno pubblichi un articolo nuovo sullo stesso argomento, scrivendo praticamente le stesse cose, par Google News fai bene.

Cosa diversa è invece Google web search, che invece non segue logiche di flusso, o meglio le segue, ma non esclusivamente come fa Google News. In questo caso, se scrivi 10 articoli molto simili sulla stessa cosa costringi Google a scegliere quale debba essere il più rilevante… e magari Google si sbaglia, quindi perdi traffico, rilevanza e occasioni di monetizzare.

Viene fuori che la più grande differenza tra i due motori di ricerca è che quasi sempre diventa inopportuno parlare di calendario delle pubblicazioni su Google web search. Non ha dunque senso ragionare su quanti articoli scrivere al giorno, alla settimana o al mese. Si pubblica quello che serve quando serve, il che non significa muoversi senza piano editoriale, ma in particolare facendo a meno (il più delle volte) del calendario editoriale.

Per capirci, Aranzulla non ragiona in termini di quanti articoli nuovi deve pubblicare ogni settimana, ma più spesso di come aggiornare quali pagine in virtù di quello che succede. Se (e dico se) succede un avvenimento che richiede un nuovo articolo, allora viene prodotto e pubblicato. Poi certamente ci sono le uscite stagionali che sono effettivamente calendarizzabili, ma parliamo di tendenze stagionali, non mensili e non settimanali.

 

Blog aziendale, quanti articoli pubblicare?

Se poi parliamo del blog interno a un sito web aziendale o addirittura a uno shop online, allora dobbiamo stare ancora più attenti, perché oltre a non esserci calendarizzazione, dovremo fare attenzione a non sovrapporci con le pagine business aziendali, altrimenti ci saremo costruiti il nemico in casa. Mi capita spesso di vedere che siti e-commerce si posizionano meglio con il blog interno che con le categorie dello shop. Questa cosa non è sbagliata, però bisogna fare attenzione, perché se i posizionamenti migliori del blog riguardano chiavi che pur essendo ad alto volume di ricerca, non fanno direttamente riferimento al business, ma sono più da “magazine”, rischiamo di spostare il focus percepito da google per il sito web e fargli credere che il nostro principale interesse non sia vendere prodotti o servizi, ma essere rilevanti su argomenti editoriali. Ed è esattamente per questo motivo che a un certo punto si è messa in dubbio l’utilità di questi blog interni agli shop. Ma il problema è che vanno gestiti per quello che sono e per ciò a cui devono servire.

 

I “maledetti” commerciali

Se tanti progetti web finiscono con l’avere (tanti) più problemi di visibilità quanto più si lavora allo sviluppo del piano editoriale, non è sempre perché col passare del tempo aumenta la concorrenza, ma spesso è perché le agenzie web fanno contratti in cui è previsto che vengano scritti 2, 50 o 1000 articoli al mese su di un sito web che magari non dovrebbe averne più di 30 o 40 in tutto. Il piano editoriale non deve svilupparsi sempre all’infinito, ma talvolta deve funzionare su poche pagine da gestire come cantieri sempre aperti, come opportunità per fare content marketing, a maggior ragione se il sito web non monetizza con le pubblicità.

Invece i (maledetti) commerciali devono venderti “N°” articoli al mese, perché così è più facile gestire e giustificare il rapporto nel tempo, ma questo modo di fare è spesso miope e controproducente. Se vuoi tenere un cliente, non vendergli (per forza) articoli che forse non servono, vendigli semmai il tempo che serve ad analizzarli, eventualmente a riprenderli oppure a organizzare partnership editoriali con altri.

 

E quindi niente, dipende.

 

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