Recommendation Engine Optimization, la nuova SEO?

Mi fa piacere riflettere su un post di Simone Righini che ne ricondivide uno di Shama Hyder sulla REO, ennesimo acronimo che potrebbe sostituire la SEO, ma che sarà con ogni probabilità inglobato in essa nel corso del 2024. Eh sì, le brutte abitudini sono dure a morire, quindi non vedremo tramontare la SEO per come la conosciamo, ma avremo qualcosa in più su cui riflettere, come sempre.

In questo caso si rilette sul concetto di recommendation, vale a dire di risposta “raccomandata”, non già in base a una query, ma in base alla capacità di un ecosistema digitale di conoscere gli utenti a cui si rivolge.

Cos’è un motore di raccomandazione?

I motori di raccomandazione sono sistemi avanzati di filtraggio dei dati che prevedono quali contenuti, prodotti o servizi un utente probabilmente userà o con quali interagirà. Non serve guardare lontano per vederne uno, infatti ogni volta che scegli un film o una serie TV usando la funzione “Potrebbe piacerti anche…” di Netflix o acquisti un prodotto consigliato da Amazon, sei sotto la lente di potenti motori di raccomandazione. E sono potenti sul serio.

La differenza tra un motore di ricerca e uno di raccomandazione è che il primo richiede per l’appunto una ricerca, mentre un motore di raccomandazione ti mostra contenuti anche al di là del fatto che tu li abbia esplicitamente richiesti. A questo punto dobbiamo fermarci un momento e ragionare sul fatto che due serp ottenute da Google per la stessa query sono già diverse se sono diversi gli utenti che interrogano Google search. Succede perché le serp risentono della nostra cronologia di navigazione, della posizione geografica, anche di ciò che Google stesso può ritenere più appropriato mostrarci in base alle nostre preferenze al di là della cronologia del browser. Insomma, il motore di ricerca era già diventato un motore di risposta prima di evolvere in motore di raccomandazione.

I social media e le AI

È dal rapporto sempre più stretto tra social media e AI che si sviluppa una realtà in cui i motori di ricerca diventano delle semplici porte attraverso cui le informazioni fluiscono e ci bombardano anche nostro malgrado. Insomma, sono lontani i tempi in cui il risultato migliore era quello più visibile. Oggi il risultato più visibile è quello migliore per te. E c’è una grande differenza.

Il risultato migliore per te

Il nuovo Google, così come YouTube, Instagram, Facebook, TikTok etc, non mostrano i contenuti più belli e interessanti in generale, ma quelli più belli e interessanti per te, quindi i SEO non devono più pensare a fare il miglior lavoro possibile in termini assoluti, ma devono capire come soddisfare il maggior numero possibile di utenti in target. Il modo migliore che mi viene in mente per crescere in rilevanza guardandomi intorno in questo momento non passa tanto per la qualità del contenuto, quanto per la qualità percepita del canale. Attenzione, non è solo come dire “lavora sul brand”, cioè sì, anche quello, ma in particolare occorrerà concentrarsi su formati e modalità di fruizione di contenuti tali da generare affezione, abitudine. Per fare posizionamento si dovrà ragionare (molto) al di là dei segnali classici come testo struttura e backlink, perché il motore di raccomandazione privilegerà quei contenuti che riusciranno ad attirare tante visite a breve distanza dalla pubblicazione. E per fare questo alla lunga dovrai conoscere il tuo pubblico e avere una buona strategia di comunicazione.

Non conterà dunque il contenuto che dice le cose “giuste”, ma quello che per Google varrà la pena suggerire. Una volta Google ci chiedeva di creare pagine web che le persone avessero voglia di proporre agli amici interessati a quell’argomento particolare. Oggi è arrivato il momento di chiederci cosa siano diventati i “voti di fiducia” e quanto la telemetria di chrome c’entri in questo ragionamento.

Mettiamola così: cosa faresti per convincere le persone a visitare i tuoi contenuti nuovi quando li pubblichi? In che modo lo faresti e in quanto tempo riusciresti a portarcene abbastanza?

E quando sono abbastanza?

Rispondi all'articolo

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.