Ripetere le parole chiave in pagina, va bene?

A volte, ogni tanto, torna di moda la pratica abbastanza insopportabile di “migliorare” il posizionamento di una o più pagine web insistendo nella ripetizione della parola chiave principale nel testo e nelle intestazioni di paragrafo. Oggi ti parlo di questo e di come in realtà dovresti prendere spunto dagli altri.

come trovare nuove keywords
come trovare nuove keywords

Un’intestazione, poi un’altra quasi uguale, poi un’altra ancora. L’indice con i link interni ai vari paragrafi rimarca la ripetizione, suggellando una evidente sovra ottimizzazione scomoda, triste, ma (pare) efficace per migliorare i ranking su Google. Ma come stanno davvero le cose? Adesso funziona di nuovo?

La storia (dello spam) si ripete sempre

No, non farò nomi. Mi limiterò a dire che questa pratica di ripetere la parola chiave ovunque, ha funzionato molto bene fino (grossomodo) al 2013, per poi venire penalizzata a più riprese dagli update di Google. Ad ogni aggiornamento del core del motore di ricerca, vedevamo vari siti web di notizie e magazine verticali, prendere sonore batoste rispetto alla visibilità organica.

Visto che comunque le persone sono recidive e le cattive abitudini sono dure a morire, negli ultimi mesi stiamo assistendo a un ritorno di questa pratica, specialmente per quanto riguarda i magazine verticali che hanno ripreso a “pappagallare” chiavi di ricerca qua e là in pagina.

Per evitare fraintendimenti, esiste la tecnica dell’espansione della query, che riguarda lo studio e la selezione delle keywords secondarie – in genere a corrispondenza di frase – per ampliare e circostanziare un contenuto con la finalità di aumentarne la rilevanza rispetto all’argomento che vuol trattare. È una tecnica virtuosa che può richiedere la ripetizione della keyword principale.

Un conto è l’espansione della query, cosa diversa è fare proprio keyword stuffing, vale a dire ripetere senza un vero motivo la keyword in pagina, esagerando quello che dovrebbe essere il processo appunto naturale di espansione della query. Come fa Google a capire che lo stai facendo apposta? Semplice: se è facile da capire per un utente che legge il contenuto testuale, lo sarà certamente anche per Google. E se Google non ti ha ancora penalizzato, significa che nel tuo segmento non c’è tanta concorrenza, oppure che lo fanno anche tutti gli altri.

Così fan tutti

Quest’ultimo punto è il vero motivo per cui nel 2023 vedo ancora articoli di magazine importanti pieni zeppi di ripetizioni del tutto superflue, prodotte al solo scopo di manipolare il ranking su Google.

Semplicemente, ci sono colleghi (SEO) che guardano i siti web posizionati bene e traggono induttivamente da questi le linee guida su come organizzare i contenuti per crescere in rilevanza. Senza farsi troppe domande, questi colleghi trovano le ripetizioni abbondanti su siti web pure importanti e le segnalano come “buona pratica”. Insomma, se lo fanno loro e funziona, facciamolo anche noi!

Ecco, magari sarebbe opportuno coltivare quel briciolo di senso critico necessario a ipotizzare che magari il sito web osservato, non funziona bene grazie a quelle pratiche spam, ma nonostante tali pratiche. Google è del tutto capace di cogliere il contesto di un contenuto anche senza ripetizioni estenuanti, quindi ragiona su altri elementi che magari a prima vista ti sfuggono. Magari il tuo concorrente – a parità di performance – ha semplicemente un layout che fa sentire gli utenti a proprio agio, mentre il tuo sito è più spigoloso e “rigido”. Questa cosa però non la vedi, perché stai ragionando sulle ripetizioni delle parole chiave. Riesci a capirlo che è una trappola?

Giorni fa parlavo di questa cosa con un cliente (a cui tengo molto), che stava lì a chiedersi se per caso un certo competitor non stesse vincendo la partita, per via del pulsante che permette di stampare la pagina.

E di nuovo vi sottopongo la domanda che ogni buon SEO deve riuscire a farsi più e più volte:

Cosa c’è qui che io non vedo?

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