Seo per Store Manager, intervista a Massimo Fattoretto

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Massimo Fattoretto, mio apprezzato compagno di squadra in Semrush è anche il fortunato autore di un libro che sta riscuotendo successo nelle ultime settimane. Gli ho chiesto di raccontarcelo per inquadrarlo meglio.

 

Ciao Massimo, ci racconti i tuoi attuali focus lavorativi?

Ciao Francesco, certo. Il mio focus principale è rivolto alla crescita della Fattoretto Agency dove nell’ultimo anno siamo cresciuti sia in termini di persone che in termini di servizi. Nell’ultimo mese abbiamo aperto la nuova unit di Digital Analytics e CRO, e il nuovo servizio dedicato alla consulenza SEO per il mercato Middle East, così da coprire internamente e con risorse madrelingua anche quel mercato.

Sto cercando di aumentare sempre più il livello qualitativo della Fattoretto includendo professionisti senior con molta esperienza lato e-commerce, visto che è il settore dove siamo più specializzati.

Ho avuto la fortuna di poter collaborare nuovamente con Giulia (la nostra head of Analytics) che lavorava già 10 anni fa con me quando ancora la Fattoretto agency non esisteva, e quindi ora stiamo ponendo le basi per questa nuova unità che sarà focalizzata prettamente per e-commerce.

Altri focus sono sulla 4brand Agency, sull’associazione 4ecom nella quale sono segretario e nata i primi mesi del 2021 e sul network finance che posseggo dove monetizzo con Google AdSense. 

 

Quali direzioni in particolare hai dato al tuo ultimo libro sulla SEO? Ce lo racconti un po’?

Molto volentieri. E’ un libro dove un po’ di tecnicismi ci sono, ma principalmente è stato pensato per i proprietari di e-commerce, per store manager o per i SEO junior, per capire quali siano i fattori principali per porre in evidenza nelle SERP il proprio e-commerce, grazie ad un metodo di lavoro preciso e strutturato. 

E’ un libro in realtà sviluppato con tutto il team SEO della Fattoretto, senza non avrei potuto redarlo. Ho cercato inoltre di differenziarlo dagli altri libri in commercio inserendo 15 casi studio alla fine, portando evidenze dei risultati grazie al tool Semrush dove appunto con degli screenshot abbiamo evidenziato trend del traffico, posizionamenti e dettagliato i lavori svolti, per far capire che la SEO se fatta con applicazione e metodo può davvero far la differenza, soprattutto in quei settori molto competitivi dove le aste del PPC sono molto forti a livello di budget.

 

Il tuo libro è specifico per chi lavora internamente all’azienda o anche per i consulenti esterni?

E’ ideale per entrambe le figure, nel senso che alcune informazioni sono più legate agli store manager, altre ad esempio ai consulenti SEO esterni, ma il metodo di lavoro spiegato all’interno è la base, vedi ad esempio come gestire le stagionalità, utile sia per i SEO che per chi gestisce la vetrina del negozio.

 

Quali sono le principali criticità nell’approccio alla SEO per e-commerce?

Di criticità ve ne sono diverse, ma spiegando nel dettaglio e nelle call settimanali il tutto si risolve via via parlando

Criticità ad esempio legata all’agenzia che implementa le modifiche, dove a volte vengono implementate quelle più facili da eseguire, lasciando indietro quelle più impegnative che solitamente facilitano la crescita della SEO.

Oppure criticità legata al fatto di capire che la SEO per e-commerce non è la SEO per i blog, quindi l’obiettivo primario deve essere quello di portar fatturato e solo successivamente traffico allo store.

Altre criticità sono dovute a volte ai budget dei competitor (molto corposi) che possono investire in attività di link building/digital PR.

 

A quali condizioni ha senso partire con un e-commerce in più lingue?

Spesso non ci rendiamo conto delle opportunità che abbiamo sotto il naso, a maggior ragione avendo a disposizione molti tool per studiare i competitor ed i mercati.

Con un minimo di analisi  possiamo ad esempio vedere per che il mercato francese potrebbe portar molto se paragonato a quello attuale italiano.

Le condizioni per partire con un e-commerce in più lingue le definirei così:

  • Competitor stranieri: presenti? Forti lato brand? Lato SEO on site ed off site  cosa stanno facendo?
  • Vi è ricercar in quel mercato del nostro prodotto?
  • Potrebbero esserci incomprensioni con la dogana?
  • Disponete di madrelingua interni all’azienda per fornire eventualmente supporto?

Su queste domande ruota maggiormente la scelta di aprire il negozio anche all’etero.

 

Blog interno, sì o no? Quali sono le principali discriminanti per gli shop online?

Personalmente sono per il blog interno, sia per la possibilità di intercettare con il dominio le query di tipo informativo (affiancate magari a quelle transazionali)

vedi esempio

birre da manicomio

birre da manicomio

 

Sia per avere la possibilità di collegare a fine articolo informativo le schede prodotto, che caricano all’interno dello stesso dominio e piattaforma (maggiori performance)

Sia per ottimizzare anche il budget per la link building, veicolandolo tutto al sottodominio www, essendo così sicuro di portare valore al nome dominio e al brand, all’ecommerce e al blog interno 😉

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