Alessandro Buzzi è Docente di Marketing e Comunicazione presso l’università degli studi dell’Insubria ed è titolare della Komunicando Srl. Ha scritto Marketing del colore, edito da Albo Versorio nel 2022. Il tema del colore mi ha sempre interessato particolarmente, così ho pensato di fargli qualche domanda sul tema.
1) Ciao Alessandro, ti va di raccontarci i tuoi attuali focus lavorativi?
Come ben sai, ad oggi mi occupo principalmente di marketing e comunicazione, ambiti in cui lavoro sia dal punto di vista strategico sia creativo. Seguo progetti di comunicazione per aziende e istituzioni, occupandomi della costruzione dell’identità di marca, delle campagne e della narrazione dei progetti, con particolare attenzione a come i messaggi vengono percepiti dal pubblico.
Accanto all’attività professionale, porto avanti anche il mio lavoro in ambito universitario, dove insegno e mi occupo di ricerca. Questo mi permette di mantenere uno sguardo sempre aggiornato sui cambiamenti della comunicazione contemporanea e di confrontarmi costantemente con studenti e nuove generazioni di professionisti.
In generale il mio focus è proprio questo: mettere in dialogo il mondo della ricerca e quello della pratica, applicando le riflessioni teoriche alla comunicazione reale di aziende, istituzioni e progetti culturali. Inoltre spero di poter continuare con impegno e dedizione alla mia attività accademica e contribuire ad aiutare giovani studenti a trovare la propria strada nel mondo del lavoro.
2) Come hai strutturato il tuo “Marketing del colore” e a chi si rivolge?
Il mio libro, “Marketing del colore” nasce dall’idea che il colore non sia solo una scelta estetica, ma uno strumento strategico di comunicazione. Nel mio lavoro ho spesso osservato come i colori influenzino la percezione dei brand, dei prodotti e degli spazi, e ho voluto strutturare questo tema in un percorso che unisse teoria, psicologia della percezione e applicazioni concrete nel marketing.
Il percorso è organizzato partendo dalle basi: il significato dei colori, il modo in cui vengono interpretati culturalmente e il loro impatto emotivo sul pubblico. Da qui si passa alla parte più applicativa, cioè come il colore venga utilizzato nella costruzione dell’identità visiva di un brand, nelle campagne pubblicitarie, nel packaging e più in generale nelle strategie di comunicazione.
Si rivolge principalmente a studenti universitari, professionisti della comunicazione, designer e marketer, ma anche a chi lavora nei settori creativi e vuole comprendere meglio come il colore possa diventare un vero e proprio linguaggio strategico. L’obiettivo è fornire strumenti pratici per usare il colore in modo consapevole, trasformandolo da semplice elemento estetico a leva di marketing e di posizionamento.
3) Nel libro emerge il legame tra colore e orientamento al cliente. In che modo un’azienda può scegliere i colori partendo non dai propri gusti interni, ma dalla percezione e dalle aspettative del pubblico?
Uno degli errori più frequenti nelle aziende è scegliere i colori sulla base di preferenze personali o di decisioni interne, quando invece il colore è prima di tutto un codice di comunicazione che il pubblico interpreta. Per questo nel libro sottolineo il legame tra colore e orientamento al cliente: la scelta cromatica dovrebbe sempre partire dalla percezione e dalle aspettative delle persone a cui il brand si rivolge.
In pratica significa fare un passo indietro rispetto ai gusti individuali e porsi alcune domande strategiche: quale emozione vogliamo trasmettere? Quali valori deve comunicare il brand? Come vengono percepiti determinati colori nel settore in cui operiamo e nel contesto culturale del nostro pubblico?
Le aziende possono arrivare a queste risposte attraverso strumenti tipici del marketing, come analisi del target, studio dei competitor, ricerche sulla percezione del brand e test visivi. In questo modo il colore diventa una scelta consapevole e coerente con il posizionamento dell’azienda. Quando è progettato partendo dal pubblico, il colore smette di essere un elemento decorativo e diventa una leva strategica di relazione con il cliente.
4) Molti considerano il colore un elemento “creativo” da affidare all’intuizione. Quali sono invece gli errori più frequenti che vedi nelle imprese quando manca un approccio di marketing alla scelta cromatica?
Il problema non è l’intuizione in sé — che nella comunicazione ha sempre un valore — ma il fatto che spesso il colore venga trattato come una scelta puramente estetica e non come una decisione strategica. Quando manca un approccio di marketing, le imprese tendono a commettere alcuni errori ricorrenti.
Il primo è scegliere i colori in base ai gusti personali del management, senza chiedersi come verranno percepiti dal pubblico. Il secondo è seguire le mode del momento, cambiando palette cromatiche perché “funzionano altrove”, senza considerare identità, settore e posizionamento del brand.
Un altro errore frequente è la mancanza di coerenza cromatica: colori utilizzati in modo diverso tra logo, sito, social, packaging e materiali di comunicazione. Questo indebolisce l’identità visiva e rende più difficile per il pubblico riconoscere il brand.
Infine, spesso manca una riflessione su contesto culturale e significato dei colori, che può variare molto tra settori, mercati e pubblici diversi. Un approccio di marketing, invece, aiuta a trasformare il colore in una scelta consapevole, capace di rafforzare identità, posizionamento e relazione con il cliente.
5) Per chi leggerà il tuo libro con un obiettivo pratico, qual è il primo esercizio o cambio di prospettiva che consiglieresti per usare il colore in modo più consapevole e più efficace nella comunicazione?
A chi legge il libro con un obiettivo pratico suggerisco innanzitutto un cambio di prospettiva: smettere di chiedersi “qual è il colore che mi piace?” e iniziare a chiedersi “che cosa deve comunicare questo colore al mio pubblico?”. È un passaggio semplice, ma cambia completamente il modo di progettare la comunicazione.
Un primo esercizio utile è osservare il proprio brand come farebbe un cliente: analizzare i colori utilizzati nel logo, nel sito, nei social, nel packaging e nei materiali di comunicazione, chiedendosi quali emozioni e quali valori trasmettono davvero. Spesso ci si accorge che i colori sono stati scelti nel tempo in modo casuale o poco coerente.
Il passo successivo è confrontare questa percezione con il posizionamento che l’azienda vuole avere e con ciò che comunicano i competitor. In questo modo il colore diventa uno strumento di strategia: non più solo una componente estetica, ma un linguaggio capace di orientare la percezione del brand e rafforzare la relazione con il pubblico.
6) In ultimo, ti va di lasciarci qualche link per restare aggiornati su quest’argomento?
Chi desidera approfondire questi temi può partire naturalmente dal mio libro, Marketing del colore. Psicologia cromatica nella comunicazione pubblicitaria, in cui analizzo il ruolo del colore nelle strategie di branding e nella comunicazione pubblicitaria, mostrando come le scelte cromatiche influenzino la percezione dei brand e i processi decisionali dei consumator. Per chi invece avesse piacere di conoscermi e approfondire la mia vita professionale mi può comodamente seguire su Instagram MR.BUZZI e su linkedin. Vi aspetto 🙂



