AI Pro, con Bonaventura Di Bello

Bonaventura Di Bello, è consulente Redazionale e Autore Freelance, Formatore e Divulgatore, Storyteller, “domatore” di AI. Ha scritto AI. Pro, edito da Hoepli nel 2024. Di seguito le risposte alle mie domande. Buona lettura!

1) Ciao Bonaventura, ci racconti i tuoi attuali focus lavorativi?

Attualmente mi sto focalizzando su due fronti, da una parte la divulgazione, dall’altra la formazione. Entrambe le attività hanno avuto un’accelerazione, con un maggior numero di manuali sull’AI da una parte e una maggiore richiesta di formazione (di gruppo o individuale, vero e proprio “coaching” AI, e sia in presenza che a distanza). Sicuramente il ritmo rallenterà nelle prossime settimane, ma è probabile che riesca a prendermi un vero e proprio sabbatico nel prossimo futuro.

2) Come hai strutturato il tuo AI Pro e a chi si rivolge?

AI Pro è nato da un progetto di formazione che io e la mia compagna, Vitiana Paola Montana, portammo in Basilicata anni fa. Si tratta di un percorso formativo a 360 gradi orientato alla comunicazione in generale con un focus particolare su quelle attività tipiche dei cosiddetti “nomadi digitali”, che appunto io e Vitiana svogliamo da tantissimo tempo. Allora il corso si basava sulla metodologia tradizionale, ma l’avvento dell’AI generativa ha creato un’accelerazione offrendo nuove opportunità sia nell’apprendimento sia nell’adozione della tecnologia stessa per i task tipici di quell’ambito.

AI Pro si rivolge, quindi, in generale a chi si occupa di comunicazione e marketing, ma anche a chi vuole usare l’AI come leva per la definizione e lo sviluppo di progetti di vario tipo, e in seguito per tutte le attività di gestione e promozione degli stessi.

Come quel corso, anche il libro è “modulare”, infatti i lettori possono usare i diversi capitoli a seconda delle esigenze e del livello di competenza ed esperienza.

3) In AI Pro il prompting è uno dei cardini del metodo: oggi quali principi del libro ritieni ancora intatti, al di là del singolo strumento?

Il prompt rimane la “chiave” di utilizzo dell’AI, a dispetto di tutte quelle eclatanti affermazioni secondo cui “è morto” (un po’ come con la SEO, in fondo, no?). Già quando ho sviluppato il libro il prompt si stava evolvendo in meta-prompt, e soprattutto poteva diventare la base per i cosiddetti GPT, i chatbot personalizzati di OpenAI. Oggi quegli stessi prompt possono diventare il contesto per i cosiddetti progetti, oppure delle basi per l’uso di AI “agentica” (della quale non sono ancora molto convinto, ad essere sincero, considerata la natura stessa dell’AI generativa).

4) Dal 2024 a oggi sono arrivati nuovi modelli e nuove interfacce: come consiglieresti di “riformulare” i prompt del libro per adattarli agli strumenti attuali?

Guarda, ormai in tutti gli ultimi manuali che ho pubblicato parlo dei “framework” di ottimizzazione dei prompt, che in realtà erano stati già usati proprio per sviluppare quelli inclusi nel libro. Più che riformularli, io consiglierei come dicevo di trasformarli in “istruzioni di progetto”, affiancandoli magari al proprio “profilo personale”, un elemento che faccio sempre sviluppare ai miei “studenti” affinché possano usarlo come contesto di base e imprescindibile per i loro progetti, soprattutto in Claude di Anthropic. Sempre di più, considerata la potenza dei modelli AI in termini di parametri e di “ragionamento”, il contesto rimane la chiave di volta per ottenere risultati soddisfacenti. Context is king, potremmo dire parafrasando il vecchio detto riferito in passato al contenuto.

5) Il libro lavora molto su content marketing e copywriting: qual è l’errore più comune che oggi fanno i professionisti quando usano l’AI in questi ambiti?

Quello di non fornire un contesto sufficiente, appunto: contesto personale E contesto di “progetto”.

Ma anche di non utilizzare correttamente gli strumenti disponibili ormai in tutte le piattaforme. Molte delle potenzialità dell’AI generativa restano spesso inutilizzate o sottoutilizzate, come accade del resto da sempre con la tecnologia in generale (hardware, software, Internet).

L’AI è da una parte sopravvalutata, dall’altra sottostimata, manca spesso un approccio consapevole ed equilibrato al suo utilizzo, e questo può venire solo da una corretta formazione.

Naturalmente ogni professionista ha la responsabilità di non lasciare all’AI tutto il lavoro, e di capire invece che la fase iniziale (l’idea) e quella finale (la revisione) devono necessariamente basarsi sulle sue competenze oltre che sul suo personale stile di comunicazione.

6) Se dovessi aggiungere oggi un nuovo capitolo ad AI Pro, quale tema sceglieresti per dare ai lettori un vantaggio pratico immediato?

Se dovessi basarmi (e credo sia il caso) sull’esperienza maturata in questi quattro anni sul campo, tanto nella divulgazione quanto nella formazione, direi che sarebbe appunto un capitolo sulla creazione del contesto, partendo da quello personale per finire con quello specifico di ogni progetto.

Attenzione, però, a non confondere questo aspetto con la cosiddetta “memoria utente”, perché quella presente in alcuni chatbot spesso finisce per “inquinarsi” con informazioni in alcuni casi anche contrastanti, oppure per causare un effetto simile all’overfitting, in cui l’eccesso di dati specifici memorizzati impedisce al modello di generalizzare correttamente, portandolo a dare risposte distorte o a generare allucinazioni basate su vecchi pregiudizi della conversazione.

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