“Content Creator” di Mattia Cittadino

Mattia Cittadino è un content creator. Ha creato una Community per aspiranti Creator che vogliono crescere e monetizzare il proprio lavoro: mattiacittadino.it/percorso-creator

In parallelo, esplora ogni giorno il mondo dei social media, creando in prima persona contenuti per crescere e migliorare la propria presenza online.

Ha scritto “Content Creator, strategie, tattiche e strumenti per iniziare da zero e avere successo”, edito da Apogeo nel 2026. Di seguito le risoste ala mie domande.

1) Ciao Mattia, ci racconti i tuoi attuali focus lavorativi?

Certo. Attualmente mi sto concentrando su tre progetti in particolare:

– I contenuti divulgativi che pubblico sui miei canali, ovvero Instagram, TikTok, YouTube e la mia newsletter. Qui l’obiettivo è di raggiungere sempre più persone per aiutarle ad avere gli strumenti per creare contenuti migliori (sia dal punto di vista tecnico, che a livello di strategia generale). Su Instagram, per esempio, mi concentro molto sulla parte tecnologica e di tutorial, utile a migliorare la parte estetica di foto e video. Su YouTube, invece, approfondisco molto di più la parte strategica e concettuale che c’è dietro ogni contenuto.

– La mia Community per aspiranti Creator, che è nata ad aprile 2026. Ho creato, infatti, un gruppo riservato con alcuni professionisti che vogliono usare i contenuti per i loro obiettivi di business. Persone che non puntano ad essere il nuovo influencer, ma che vogliono imparare a comunicare in modo efficace tramite contenuti per trovare più clienti, dare voce ai propri progetti personali, crearsi un personal brand e tanto altro. Questa, come accennavo, è una Community chiusa aperta solo su candidatura, quindi tanta della mia attenzione si rivolge al supporto di questo percorso.

– I progetti che seguo come consulente esterno. In parallelo a quanto menzionato sopra, ho attive anche alcune collaborazioni con progetti selezionati che seguo come consulente sui temi che tratto ogni giorno: social media, creazione contenuti, comunicazione e copywriting. Lavoro con startup e aziende, ma anche con personal brand. L’importante è che ci sia un forte allineamento valoriale e di missione del progetto, perché avendo anche i miei contenuti e la mia Community posso seguire fisicamente pochi progetti extra alla volta e, nel rispetto di entrambe le parti, voglio essere sicuro di riuscire ad esprimere tutto il potenziale possibile.

2) Come hai strutturato il tuo “Content Creator” e a chi si rivolge?

Il mio libro è strutturato in modo tale da accompagnare qualsiasi professionista nella creazione della strategia dei propri contenuti online. La particolarità è che parto da aspetti spesso trascurati, come i blocchi emotivi, i blocchi mentali o la mancanza di tempo. Spesso, infatti, si approccia questo argomento parlando solamente degli aspetti tecnici legati al contenuto, però l’aspetto tecnico diventa secondario, se prima non si affronta la questione dal punto di vista del mindset.

Si rivolge a un pubblico che sta partendo da zero o che ha già provato da solo, ma ha trovato degli ostacoli, e che, soprattutto, che non punta a creare solo contenuti virali. Creare contenuti è un asset che qualsiasi professionista può sfruttare, quindi non mi rivolgo solo a Creator nel senso stretto del termine. Un freelance che eroga servizi in prima persona, per esempio, e vuole creare contenuti per farsi conoscere e crearsi un personal brand, è un ottimo target per il mio libro.

3) Quando un creator smette di “pubblicare contenuti” e comincia a costruire un vero progetto professionale?

Quando non insegue più solo la viralità o il numero di visualizzazioni, ma inizia a ragionare considerando molti più aspetti come l’impatto che ha sulle altre persone, la percezione che si crea online (direttamente collegata alla sua reputazione), il numero di contatto che ottiene, la quantità di opportunità che genera e tanto altro.

Fare milioni di views non vuol dire automaticamente essere un professionista stimato e affermato. Conosco personalmente, per esempio, professionisti che comunicano in modo molto interessante e, nonostante abbiano un pubblico relativamente piccolo, ogni giorno riescono a generare nuove conversazioni, nuovi contatti e opportunità che, senza contenuti, non avrebbero mai avuto.

4) Come si sceglie un pubblico senza restare imprigionati in una nicchia troppo stretta?

Il discorso è molto simile alla risposta precedente: senza inseguire solamente la viralità e il numero di follower. È più facile, infatti, crescere tanto a livello di numeri quando si parla solo di un argomento e ci si rivolge solo a una nicchia specifica. Non dobbiamo dimenticarci, però, che i numeri non raccontano tutto.

E un altro aspetto importante: è fondamentale prendere posizioni, inserire nei propri contenuti il proprio punto di vista e la propria opinione, anche a costo di essere polarizzanti e ricevere delle critiche. Solo così il focus passa dal contenuto alla persona. Non si segue più un professionista solo perché parla di una nicchia specifica, ma si segue quella persona perché attratti dal suo modo unico di pensare e ragionare.

5) Come si trasforma l’attenzione ottenuta sui social in un’attività economicamente sostenibile?

Ci sono diversi metodi ed è proprio uno dei focus del libro. Anni fa, l’unico modo per monetizzare era attraverso le visualizzazione e gli accordi con i brand. Oggi la situazione è molto più diversificata e puntare ai brand come unica fonte economica è molto limitante. Si possono creare prodotti fisici o digitali, strutturare percorsi di affiancamento, collaborare con startup e aziende come consulenti, aderire a piani di affiliazione e tanto tanto altro. Non esiste un metodo unico per tutti, il bello è proprio analizzare la personalità e la situazione di partenza di ogni professionista e capire quale via è più adatta al suo modo di vivere e lavorare.

6) Nel libro associ la content creation alla libertà: qual è, invece, il prezzo meno visibile di questa libertà?

“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, come diceva qualcuno. Questa libertà, quindi, ci espone a tante sfide che solitamente le persone non sono abituate ad avere lavorativamente parlando. Faccio riferimento alla difficoltà nell’esporsi continuamente, alla possibilità di ricevere critiche e all’uscire continuamente dalla zona di comfort per superare la paura del giudizio. Io penso che l’essere umano non sia progettato per essere sempre e continuamente esposto a tutto questo, di conseguenza all’inizio ci vuole tanta forza di volontà per superare la fase iniziale che, emotivamente e psicologicamente, può essere intensa.

In aggiunta, come qualsiasi lavoro in cui non c’è un “capo” che ti dice cosa fare e quando farlo, ci sono altri due rischi: il fatto di non riuscire a darsi un limite e, al contrario, il fatto di adagiarsi troppo sugli allori. Quando si creano contenuti si potrebbe letteralmente lavorare h24, perché c’è sempre un’idea in più da provare o una modifica da fare. Per questo, bisogna essere molto bravi a evitare il burnout che, purtroppo, rischia di trasformare la libertà in una gabbia. La Content Creation, inoltre, come dicono ormai tutti, richiede costanza anche quando nessuno ti guarda. È un lavoro molto solitario e, non sempre, è facile dare il meglio di sé senza qualcuno che ti controlli. 

Rispondi all'articolo

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.