ChatGPT, Google lo penalizza?

In tempi confusi occorrono idee chiare, ma le idee chiare in tempi confusi somigliano spesso a prese di posizione derivate dal carisma e dalla necessità di imporre un pensiero, più che da una cognizione di causa vera e propria.

chatgpt penalizzazione

ChatGPT verrà penalizzato da Google?

È certo possibile e sacrosanto che ognuno dica la sua, ma giacché siamo con i piedi in una rivoluzione industriale bella e buona, va detto che per lo meno in questa prima fase, nessuno può dire come affrontare la tempesta perfetta a ragion veduta.

E quindi come sempre – in effetti stavolta più solerti del solito – arrivano i “corsari” della prima ora, con le idee già chiarissime, pronti a venderti il corso definitivo per fare soldi con chat GPT. Somiglia veramente alla corsa all’oro tra le valli e i corsi d’acqua del Klondike, alla fine del IXX secolo. E chi conosce la storia, sa che quelli sono stati tempi senza legge né regole, in cui succedeva tutto e il contrario di tutto.

 

Interi progetti editoriali

Tra gli osservatori più cauti, spicca Emanuele Vaccari (che saluto), che ammonisce i naviganti sul fatto che è troppo presto per mettersi a sviluppare interi progetti con chat GPT. Sarebbe incauto secondo il Vaccari, lanciarsi a capofitto nella pubblicazione massiva di contenuti generati con questa tecnologia. Scrive così:

«ChatGPT è uno strumento che lavora con i pattern.

Google ha fatto centinaia di miliardi di dollari studiando i pattern.

Google ha probabilmente il suo ChatGPT pronto da anni.

Google nel medio periodo massacrerà i siti fatti in automatico tramite tecnologie simili (lo ha già fatto con Frase mi dicono i bene informati) perché i pattern, come già detto, è molto bravo a scoprirli (dove gli interessa farlo: a Google non interessano tutte le query di Google, i vostri screenshot di SERP che sembrano del 2013 non provano nulla)».

Emanuele suggerisce dunque di aspettare e osservare, magari rafforzando le basi della SEO, invece di lanciarsi nella “corsa all’oro” del posizionamento con i testi magicamente generati. Del resto ultimamente si parla del fatto che Yandex utilizzi logiche precise di information retrieval come l’algoritmo okapi BM25 per stabilire la rilevanza di un contenuto testuale, quindi è vero che Google sarebbe del tutto in grado di scomporre un testo e coglierne il modello di linguaggio sottostante.

È pur vero che i Googlers hanno dichiarato che non penalizzeranno l’utilizzo dell’intelligenza artificiale in sé, ma gli eventuali utilizzi distorti che da tale utilizzo emergeranno. Le aberrazioni.

È pur vero che al momento non ho trovato un tool in grado di distinguere nel 100% dei casi un testo sviluppato con chatGPT, da un testo originale. Nemmeno lo stesso ChatGPT riesce sempre a fare tali distinzioni.

 

È il momento di fare (solo) test?

Per me è fin da ora il momento di utilizzare ChatGPT come uno strumento utile a fare prima e meglio, ma non come un sostituto del copy in assoluto. Così come l’aspirapolvere ti permette di pulire un pavimento prima e meglio di una scopa, allo stesso modo chatGPT ti permetterà di scrivere un contenuto prima e meglio di come faresti senza usarlo.

A tal proposito, mi è piaciuta la risposta di Enrico Altavilla sulla polemica nata da parte di chi sostiene che chatGPT sia uno strumento senz’anima. Enrico dice che sì, anche un martello è uno strumento senz’anima. Ti serve che ne abbia una?

Secondo me è un buon momento per approfondire gli studi sulla sub-topic research e riprendere i concetti di keyword prominence e proximity. In particolare, cosa sono i sotto argomenti e come vanno sviluppati nel testo al di là della paragrafazione. Aggiungi un buon controllo editoriale “umano” e otterrai l’ausilio tecnologico di cui hai bisogno per produrre contenuti anche migliori di quelli che tiri fuori adesso e in minor tempo.

In conclusione mi sento di dire che si può già andare anche al di là dei test e operare direttamente sulle pagine del tuo sito web a qualunque livello di argomento trattato, sia per le pagine da integrare che per i nuovi contenuti da redigere.

Si tratta solo di vedere il martello, laddove tanti credono di vedere il carpentiere.

Non so se mi spiego.

Rispondi all'articolo

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *