Come si diventa social media manager

Maurizio Lotito

Maurizio Lotito

Il social media marketing (a patto che esista, naturalmente) è probabilmente il filo rosso che tiene insieme diversi strumenti afferenti al marketing digitale.

Nel panorama dei professionisti e delle piattaforme disponibili per il social media management mi sono riferito a Maurizio Lotito, chiedendogli di specificarmi alcuni punti sulle metriche da tenere presenti e sul concetto stesso di reputazione.

 

Ciao Maurizio, ci parli dei tuoi attuali focus professionali?

Da circa 4 anni mi occupo a tutto tondo della comunicazione e del marketing per PostPickr, la startup che ha realizzato l’omonima piattaforma di social media management e di cui sono cofondatore insieme ad Antonello Fratepietro e Maria Miracapillo.

Al momento faccio il one man band, curando sia la strategia che l’operatività quotidiana: gestione del sito web e del blog, pubbliche relazioni, social media management, community management, etc., passando anche per il design della UI/UX di PostPickr.

 

Al di là dei software, qual è il modo migliore per entrare in relazione sul web?

Credo che sincerità e trasparenza siano due presupposti molto importanti per poter costruire relazioni solide e profittevoli. Le bugie sul web hanno le gambe moooolto corte e quando si viene smascherati, il danno può essere irreparabile.

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Nella mia personale esperienza la sincerità ha sempre pagato, spesso al di là delle aspettative. Ho scoperto che le persone sono inclini a “perdonare” i limiti e le debolezze altrui molto più di quanto si pensi (forse per un effetto di immedesimazione?), ed a concedere una seconda chance. Va da sé che quella seconda chance bisogna poi meritarsela, cercando in tutti i modi di superarli, quei limiti e quelle debolezze.

Aggiungerei infine una sana disponibilità all’ascolto, alla condivisione e all’aiuto, tutte attività che generano quel senso di riconoscenza che prima o poi si tradurrà in una restituzione con gli interessi di quanto offerto.

 

Cosa monitorare con più attenzione quando si cura un brand attraverso i social network?

«La reputazione è il vero algoritmo della comunicazione moderna». Condivido al 100% questa bella quanto efficace citazione di Dino Amenduni, che un po’ riprende ed amplifica quanto scrivevo nella risposta precedente.

Il monitoraggio – ed aggiungerei la cura – della propria reputazione sul web dovrebbe diventare prioritaria tra le attività di marketing (per me è letteralmente un’ossessione), poiché è ormai incontrovertibile quanto essa, più di tante altre leve, riesca ad influenzare in modo determinante la predisposizione all’acquisto da parte dei consumatori/utenti.

E dal momento che ogni singolo bit che lasciamo sul web concorre alla definizione della nostra reputazione, dovremmo imparare a costruire la nostra comunicazione chiedendoci sempre: questo messaggio, questa azione, questa attività contribuisce ad affermare la credibilità e l’autorevolezza del mio brand?

Poi certo, nessuno è perfetto e non mancheranno errori ed i relativi detrattori che li faranno notare, ma con la giusta attenzione si potranno arginare i danni, e con la giusta strategia fare in modo che quel rumore venga coperto dal suono dei clienti soddisfatti.

 

Come capire se un piano o un calendario editoriale per Facebook funziona bene? 

Per quanto ovvia, la risposta non può che essere: se risponde agli obiettivi prefissati. Di conseguenza, fissare degli obiettivi chiari e raggiungibili è il presupposto (per nulla ovvio) per ottenere risultati, su Facebook come su qualsiasi altro social network.

Sulla base degli obiettivi stabiliti, i risultati di un piano editoriale possono essere misurati e valutati principalmente attraverso gli strumenti di analytics, sia interni ai vari social network sia ricorrendo a tool esterni più specifici.

Importante sarà naturalmente valutare gli indicatori e le metriche più rispondenti agli obiettivi preposti. Se ad esempio la nostra presenza sui social ha lo scopo di aumentare la visibilità e la conoscenza del nostro brand, dati come portata e visualizzazioni dei contenuti, condivisioni ricevute e crescita dei follower, possono essere dei buoni indicatori.

Se invece vogliamo usare i social per fidelizzare i nostri clienti ed offrire loro supporto ed assistenza, bisognerà tenere d’occhio indicatori come il numero di commenti, post, reazioni e messaggi ricevuti, i tempi medi di risposta, nonché un’analisi qualitativa sulle menzioni, sui feedback e sulle recensioni ricevute.

Se invece vogliamo favorire le vendite dei nostri servizi/prodotti, il tasso di click sui link che portano al nostro sito o al nostro e-commerce sarà probabilmente la metrica più importante da tenere sotto controllo.

 

A quale problema dei social media manager non esiste ancora una soluzione?

Una soluzione la si trova sempre, a patto che ci sia preparazione, competenza ed un budget congruo 🙂

 

A proposito, come si diventa social media manager? Ne vale la pena?

Il percorso per diventare social media manager, così come per qualunque altra professione o attività, comincia dal provare una intrinseca curiosità ed interesse per il settore di riferimento.

Le necessarie competenze si acquisiscono studiando, poco importa se da autodidatti (come nel mio caso) o attraverso una formazione più accademica, l’importante è che non manchino buone basi di comunicazione e marketing. Attenzione, non ho scritto di social media marketing, che è un qualcosa che non esiste, al pari del web marketing, dell’email marketing e via dicendo: capire questa cosa è già un buon punto di partenza!

Poi sì, serve sporcarsi le mani e fare tanta pratica sul campo, imparare dagli errori, accumulare esperienza e via dicendo.

Se ne vale la pena? Sì, nel momento stesso in cui realizzi che l’interesse e la curiosità iniziale sono diventati passione. La passione è il motore che muove tutto ed è l’ingrediente indispensabile per avere successo!

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