Effetto Sandbox per i siti web nuovi

L’effetto sandbox è una vecchia leggenda SEO, di quelle non confermate da Google, che tuttavia appaiono frequenti all’esperienza diretta o almeno così pare in molti casi.

effetto sandbox

effetto sandbox

Proviamo a descriverlo tenendo conto che sembra presentarsi in due occasioni particolari, quando il sito web è nuovo e (più interessante) quando aggiorniamo i contenuti in un certo modo. Ma andiamo con ordine.

 

Cosa significa sandbox

In italiano viene tradotto con “sabbionaia” o “sabbiera”, come a significare un recipiente o proprio un posto pieno di sabbia in cui puoi finire per l’appunto insabbiato. Ora immagina che a insabbiarsi non sia un’automobile o un oggetto diverso, ma il tuo sito web o alcune delle sue pagine.

L’effetto sandbox farebbe riferimento a un periodo di attesa, probabilmente necessario a Google per fare alcune valutazioni in particolare – quali non è dato sapere – sull’effettiva qualità di un nuovo sito web o sulle reali intenzioni che sottendono alla riapertura con modifica di una o più pagine web interne ad esso. Durante questo periodo è come se il ranking per le chiavi più competitive venisse sospeso in attesa dell’esito delle valutazioni di cui sopra, da parte del motore di ricerca.

Ora i casi su cui ci soffermiamo sono due, il primo riguarda i siti web di nuova pubblicazione, il secondo l’aggiornamento di pagine già pubblicate.

 

Nuovi siti web

Si parla di effetto sandbox rispetto al fatto che sebbene indicizzati, i nuovi siti web hanno spesso bisogno di tempo per maturare i posizionamenti, soprattutto per chiavi competitive. Ora, sappiamo che ciò non dipende dall’anzianità, perché questa non è un fattore di ranking, quindi rimarrebbero i backlink, ma in effetti si è rilevato che nonostante i backlink serve spesso del tempo perché un nuovo sito web si posizioni, quindi resta l’effetto sandbox, che non esiste ma spiegherebbe questa latenza.

Rispetto ai siti web ci sarebbe da dire anche un’altra cosa. Hai presente tutti quei siti web stranissimi che ti linkano e che non hai proprio idea di cosa siano? Ecco, quelli sono spesso bot statistici che percorrono il web in lungo e in largo producendo scansioni finalizzate a valutazioni statistiche. Per me sono una parte importante del “sottobosco” web, dal momento che ne rappresentano il tessuto stesso. Disconoscere questi domini attraverso il disavow tool per me è proprio un errore, un po’ come estirpare le radici di una pianta insieme alle erbacce. Pulisci tutto, ma la pianta non cresce più.

Una possibile spiegazione per il fatto che il sito web appena pubblicato non si posiziona subito può essere proprio nella temporanea mancanza di questo tessuto connettivo primario, fatto di backlink da siti web oscuri al pentagono.

 

Aggiornamento dei contenuti

questo secondo punto è ancora più interessante, perché riguarda il modo e le finalità per cui aggiorni una pagina web. Esiste un brevetto di Google, credo del 2012, ma non ricordo con precisione, secondo il quale il motore di ricerca può mettere alla prova la buona fede di chi aggiorna un contenuto web. Funzionerebbe più o meno sull’idea che esistono almeno due motivi per aggiornare una pagina web, il primo è migliorarla di fatto, il secondo è migliorarne il posizionamento su Google. Ecco, il primo motivo va bene, il secondo no.

Nel momento in cui effettui una modifica sostanziale a una pagina web, Google prende atto della cosa e rivaluta il contenuto per assegnargli un nuovo punteggio di qualità. Tutto bene fin qui, ma nel momento in cui riapri una pagina per modificare un singolo H2 o lo slug, o comunque una minima porzione di testo, allora Google può mettere il contenuto in sandbox e abbassargli il posizionamento per qualche tempo, tipo due settimane. Perché lo fa? La cosa sorprendente è che secondo questo brevetto, il motore di ricerca utilizzerebbe questo tempo per valutare la reazione del web master di turno. Se riaprirà la pagina per effettuare nuove micro modifiche, allora Google coglierà l’intento manipolativo del ranking, dunque in cattiva fede, altrimenti concluderà che quella micro modifica era necessaria, dunque restituirà il posizionamento “giusto” alla pagina.

Quando si dice che uno c’ha il potere!

Il suggerimento è dunque modificare sempre le pagine con aggiornamenti sostanziali e corposi e se devi fare solo una piccola modifica (perché ce n ‘è bisogno), falla senza metterti a guardare gli effetti su Google. In ogni caso NON fare piccole modifiche solo per vedere come reagisce il motore di ricerca, perché se ne può accorgere e punirti, abbassandoti il ranking della pagina web anche definitivamente.

Insomma, dalla sabbionaia alle sabbie mobili, talvolta è un attimo.

Fai il bravo.

 

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