Freelance digitali, chi, come e perché

Barbara Reverberi

Barbara Reverberi

Barbara Reverberi è una freelance che lavora per i freelance. Mentore per chi si appresta ad affrontare la libera professione e autrice di un bel libro dal titolo Freelance digitali, edito da Maggioli per la collana Digital Generation.

Eccovi la nostra breve chiacchierata:

 

Ciao Barbara, ci racconti i tuoi attuali focus lavorativi?

Ciao Francesco e grazie di avermi coinvolto per questa intervista. Attualmente creo percorsi di mentoring ed esercito come life e business coach. Il focus è sulle persone che sentono di voler cambiare e non sanno ancora da cosa cominciare. Donne e uomini che hanno alle spalle un’esperienza in azienda e per ragioni diverse devono rimettersi in gioco per reinserirsi in modo nuovo nel mondo del lavoro.

Per loro ho ideato un metodo che evolve con i trend che attraversano il mondo del lavoro, sempre più fluido, flessibile e necessariamente digitale.

 

Ci descrivi i punti principali del tuo libro sui Freelance digitali?

Direi che è stato pensato per raccogliere in un unico contenitore quanto potevo e ho conosciuto sul mondo dei freelance: vario e difficile da categorizzare per la multidisciplinarietà dei professionisti che lo abitano.

Per la prima volta ho posto l’accento sulla necessità di essere consapevoli: dei propri valori, delle proprie competenze, del proprio ruolo per trovare la propria strada e la propria voce.

Al suo interno il lettore trova:

  • come coltivare il mindset giusto
  • come allenarsi nella organizzazione del tempo
  • come aprire la partita Iva, quando e perché
  • il contratto; diritti e doveri fiscali e amministrativi
  • come destreggiarsi nel web e avere una presenza online
  • cercare i clienti
  • fare network

 

Freelance si nasce o si diventa (dopo essere stati dipendenti)?

Freelance si può anche diventare, ma occorre avere alcuni valori imprescindibili e coltivare alcune caratteristiche fondamentali per avere il mindset giusto.

Se voglio diventare freelance perché sogno in grande ma ho bisogno di certezze per lavorare con serenità, faticherò a trovare un equilibrio. Meglio farsi supportare per indagare quel bisogno e trasformarlo in un punto di forza prima di lasciare il proprio lavoro dipendente.

Se invece ho maturato una scelta e voglio impegnarmi per ottenere una nuova dimensione del lavoro, sono consapevole del prezzo alto della libertà, ho un piano definito e gli strumenti per raggiungere i miei obiettivi, credici e agisci!

Nei miei percorsi dico che aiuto le persone a essere freelance prima di diventarlo perché sento una grande responsabilità e una forte missione: rendere chi vuole fare questo passaggio consapevole e prepararlo al grande passo. 

 

Nel futuro ci saranno più aziende o più freelance a operare nel digital?

Il futuro del lavoro sarà sempre più fluido. Soprattutto nel digitale, dove gran parte dei professionisti indipendenti ha margine di azione. 

Le aziende già si sono accorte del valore dei freelance e di come freelance professionalizzati possano fare da traghettatori nel digitale e nell’evoluzione delle organizzazioni.

Si tratta ora di fare matching e di creare alleanze per lavorare bene, nel rispetto delle professionalità e considerando il valore umano che viene prima delle sole competenze verticali.

 

Qual è l’errore più comune commesso dai freelance all’inizio?

La disorganizzazione, la scarsa considerazione del valore del tempo, anche in rapporto alla quantificazione del lavoro per un preventivo. Sotto il profilo finanziario, la comprensione del fatto che le entrate sono lorde e quando arrivano le tasse sono dolori se non si sono fatti i conti a regola d’arte.

 

Suggeriresti a tuo figlio di operare in questa modalità? E perché?

Sono sincera. Mio figlio ha 21 anni e gli ho suggerito, quando non trovava un’alternativa soddisfacente, di cominciare come freelance. Quindi la mia risposta è sì. Anzi, sono convinta che, visto l’orientamento del lavoro nei prossimi anni – sempre più liquido e flessibile e meno “fisso” – sia dirimente cominciare a introdurre nelle scuole, fin dal biennio delle superiori anche autoimprenditorialità tra le materie del piano formativo.

Perché? Perché è il mondo del lavoro che lo richiede. Occorre essere preparati e poi ci arriveremo, prima o poi, sbagliano e costruendo, cadendo e rialzandoci. Siamo piccole start up con un cuore umano. Ascoltiamo i battiti del cuore.

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