Perché certi guest post sono una perdita di tempo

I guest post sono articoli ospitati su Blog o altri tipi di siti web. L’ospite sviluppa un tema di interesse per il sito web su cui avverrà la pubblicazione. Il vantaggio di un guest post è reciproco, perché l’ospite fa girare il proprio nome in quanto esperto di un certo argomento e il sito ospitante guadagna un buon contenuto da condividere con i propri lettori.

guest post

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Fin qui tutto bene, salvo che questa cosa dei guest post negli ultimi anni ci è sfuggita di mano. Non di rado vengo contattato da persone che mi chiedono di pubblicare articoli su progetti che seguo o curo in prima persona. Quando chiedo quale sia l’argomento che intendono trattare mi sento spesso rispondere: «tranquillo, decidilo tu», in pratica non importa condividere ciò che si studia, perché quel che conta (diciamolo) è ottenere una menzione, nella migliore delle ipotesi un link buono da un sito trust.

 

La fame di link

È a partire da questa fame di link che il web si riempie di contenuti mediocri, molto simili tra loro e spesso riduttivi nell’esposizione. Su facebook e non solo là, ci sono proprio gruppi dove partono collaborazioni tra SEO e talvolta vere e proprie compravendite di articoli la cui finalità non c’entra niente con la creazione di valore. Voglio un link, datemi un link, altrimenti la mia fabbrica di bulloni non riuscirà ad emergere sulla concorrenza.

Non comprate link meritateli

Non comprate link, meritateli

Qualche giorno fa l’amico Amin El Fadil ha condiviso su facebook l’immagine che vedi qui, scrivendo “Non comprate link, meritateveli”, dissero all’azienda che vendeva bulloni… Ne è nata una discussione interessante sul fatto che le aziende operanti in settori in cui non c’è discussione sono costrette a comprare link, perché non li guadagneranno mai in altro modo.

Mi è piaciuto molto l’intervento di Emanuele Vaccari che pur prendendo atto della situazione si è fatto una domanda secondo me intelligente, chiedendosi quante siano in effetti le persone che cercheranno su Google un azienda produttrice di bulloni. Se parliamo dei 4 o 5 prospect interessati, non sarebbe meglio farli contattare direttamente da un bravo commerciale? Certo c’è caso e caso, ma talvolta ho la sensazione che i link builder perdano tempo nel tentativo di costruire un’autorevolezza che non esiste per aumentare una visibilità che non serve.

 

Il mercato delle metriche

[CERCO] Guest post tema salute e rimedi naturali. Domain Authority almeno 20. I gruppi per “scambisti” di link trabordano di messaggi come questo in cui a tutto si pensa fuorché a trasferire valore. Quello che conta e avere l’articolo pubblicato con link prominente sul sito web che ha il valore di autorità più elevato, come se queste metriche avessero senso in termini assoluti. Si ragiona su come ottenere risultati nel breve periodo, intanto Google infila penguin direttamente nel suo core e lo abilita per la scansione dei profili di link in tempo reale, rendendo questo mercimonio di testi linkati estremamente pericoloso oltre che fondamentalmente inutile.

 

Conclusioni

L’autorevlezza, quella vera, si costruisce nel tempo, magari avendo competenze reali da comunicare agli altri, non conoscenze a brandelli racimolate facendo ricerche su Google. Una menzione senza link all’interno di uno studio vero vale molto di più di un link nell’articolo scopiazzato sul sito con DA 100.000. Il vero posizionamento non è quello nei motori di ricerca, ma quello di mercato… a conoscere la differenza eviteremmo un sacco di piccole noie.

 

One Response

  1. Francesco Furlone 17/01/2017

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