I post passivo aggressivi sui social

Quello di oggi è un articolo a metà strada tra la psicologia sociale e il social media management. Affrontiamo brevemente (e con coraggio) una delle insidie più pericolose del web, ovvero le pulsioni passivo aggressive negli altri e in noi stessi.

passivo-aggressivi nei social

passivo-aggressivi nei social

Il comportamento passivo aggressivo è quello di chi prova a colpire senza rendere palese la propria intenzione. C’è una bella differenza con chi aggredisce a viso aperto, ma si tratta in entrambi i casi di fenomeni su cui vale la pena riflettere un momento per capire come difendersi e perché evitare di tenere condotte di questo tipo nei social network.

 

La sfrontatezza e i leoni da tastiera

L’aggressività più palese e per certi versi “tenera” è quella esplicita, propria di chi senza far calcoli insulta o denigra altri utenti, aziende, personaggi pubblici, istituzionali. È violenza cieca a tutti gli effetti. Cieca perché gli insulti arrivano sempre gratis all’indirizzo di persone di cui l’aggressore non conosce niente. Nei social è sufficiente la vaga e superficiale percezione che un comportamento sia in contrasto con la morale comune (che non esiste) per scatenare gli insulti più osceni e dissennati. A valanga.

Tali insulti sono “ruspanti” perché lanciati senza far troppa attenzione al cosa, al come e al chi. Si tratta di condotte da branco, tipiche delle dinamiche da stadio che si studiano in sociologia. Secondo i testi di psicologia sociale, in certe situazioni l’individuo perde la propria coscienza individuale per diventare un tutt’uno con la folla. È documentato in letteratura che puoi avere una testa pensante un’ora prima e una mente non tua, ma “aggregata” al branco, collettiva, solo poco dopo.

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Certamente colpisce come tali dinamiche di rinforzo  – generate dalle aggregazioni di individui sotto forma di “corrente” a cui è difficile opporsi –  agiscano anche in assenza della compresenza fisica. I social network ci hanno fatto vedere come i testi accademici vadano aggiornati, perché di fatto oggi il branco prescinde dalla compresenza.

Poi ci sono i leoni da tastiera duri e crudi, quelli che non hanno bisogno di aggredire in branco l’animale ferito, quelli che non la mandano a dire, (soprattutto) quelli che dicono ciò che pensano. Entrano nelle discussioni a gamba tesa senza farsi il minimo scrupolo circa la sensibilità delle persone presenti al post. Insultano, denigrano, diffamano, con il candore di chi non ha il minimo sospetto dei guai che si possono avere tenendo una condotta simile in pubblico. E gli va bene quasi sempre perché le denunce vere a partire da queste situazioni sono davvero poche, ma certo, se ti comporti sempre così è solo questione di tempo. Queste persone le conosci già e non credo possano cambiare più di tanto. Ignorarle non aiuta perché sono teste calde. L’unico modo per metterle a posto (almeno per un po’) è una querela. È l’unico linguaggio che possono capire.

 

Non per fare polemica

Il titolo di questo paragrafo è la classica apertura passivo aggressiva. Quando un commento comincia così, devi sapere che dall’altra parte c’è un individuo con grossi problemi che affondano nell’infanzia. Sì, l’ho fatto anch’io – perché ho grossi problemi che affondano nell’infanzia – e probabilmente anche tu. I passivo aggressivi cercano di confondersi con chi fa critiche costruttive, ma nella realtà dei fatti cercano di screditarti pur senza avere la minima cognizione di chi sei e di cosa fai. Anche questi lo fanno dunque gratis, ma pretendono di essere più cauti rispetto agli aggressori “attivi”, pertanto non volendo apparire cavernicoli come i primi, affilano le lame per colpire in silenzio e far male.

Sotto il profilo psicologico si tratta di persone scontente, frustrate e per tanto piene di livore che tuttavia non esplode mai. Ora a me dispiace molto che le persone abbiano problemi e spero che un giorno arrivino gli alieni per consegnarci un mondo migliore, ma fino ad allora (e per piacere) ognuno si tenga i suoi problemi senza avvelenare gli altri. Io non sono responsabile dei tuoi guai. Certamente mi dispiace che tu ne abbia, ma comunque sono cose che devi affrontare tu.

La buona notizia è che i passivo aggressivi sono molto più facili da contrastare rispetto agli oppositori attivi. Devi solo ignorarli e spariranno. Si tratta di persone che gettano un amo per vedere se abbocchi. Se non lo fai avranno comunque paura di esporsi, quindi torneranno a rintanarsi. La ricetta è dunque semplicissima. Se un post inizia o finisce con espressioni come “non per fare polemica” o simili, puoi evitare di leggerlo. Anzi, evita e basta.

 

Chi andrebbe proprio deportato nei gulag

Vorrei lasciarti con una personale esternazione di disistima nei confronti di certi oppositori attivi che nella convinzione di essere nel giusto esclamano frasi come “dico sempre quello che penso” come se ci fosse da vantarsi di una cosa simile. Queste persone continueranno a dire quello che pensano anche dopo 10 querele, quindi non vedo altra strada che la deportazione in Siberia.

Gli esseri umani sono diversi dalle bestie perché possono scegliere se esprimere o meno ciò che pensano sul momento. Possiamo evitare di cedere all’istinto di offendere il prossimo se ciò che abbiamo da dire non è vero, se è offensivo o se non ne sappiamo abbastanza. L’invito con cui ti lascio riflettere è che può esserci una certa differenza tra l’essere schietti e fare la cosa giusta. Quando comprendiamo questa differenza, possiamo definirci persone mature.

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