Le previsioni sulla fine della ricerca web

Quanto mi piacciono gli “ammerigani” quando fanno le previsioni su quello che deve succedere nel dominio digitale. Questa è la volta di Gartner, nota società di ricerca e consulenza tecnologica, che avrebbe predetto un calo delle ricerche sul web quantificabile introno al 25% entro il 2026. A riportarlo è Searchengineland in un articolo che ha già fatto sorridere alcuni e spaventare altri. Vediamo cosa dicono.

Pare proprio che dovremo cambiare mestiere, o quantomeno “ampliare le conoscenze”, perché secondo gli analisti di Gartner, lo svilupparsi dei motori di risposta basati sull’intelligenza artificiale generativa, distrarrà il 25% degli utenti dai motori di ricerca basati su query e pagine di risposta, quelli classici. Secondo molti, ChatGPT starebbe già sottraendo quote di mercato a Google e in base alle previsioni, pare proprio che le persone si rivolgeranno ad assistenti conversazionali, dunque robe come l’assistente di Googe, Alexa o Siri, ma più evoluti, perché in grado di eseguire una ricerca su dati ricavati “indovina un po’ da dove”, per sottoporteli in modo immediato, a voce.

Bello? Brutto? Adesso ti spiego perché questa previsione non ha capo né coda ed eventualmente chi se ne dovrebbe preoccupare. Spoiler: non chi si occupa di SEO.

Ma di quali ricerche stiamo parlando?

La prima cosa che mi ha fatto sorridere di questa previsione è che si ragiona sul piano generale di un -25% delle ricerche, praticamente tenendo tutto insieme, quindi senza tenere conto del fatto che oggi c’è già un ampio numero di ricerche che vengono effettuate attraverso comandi vocali, mentre tante altre, come quelle direttamente legate all’acquisto diretto di un prodotto o un servizio, avvengono più frequentemente su motore di ricerca. In tanti casi, come quelli legati alle ricerche speculative come per certi temi riguardanti la salute, gli utenti VOGLIONO le serp da spulciare, perché VOGLIONO leggere più risultati. Insomma, affermare su base generale che le ricerche web diminuiranno del 25% – che poi perché 25 e non 24 o 26 – senza specificare QUALI diminuiranno, è un esercizio miope, perché tratta tutte le ricerche come se avessero lo stesso intento. Ma di cosa stiamo parlando?

Gli assistenti vocali sono davvero il futuro?

Molte aziende si stanno già buttando sulla prototipazione di nuovi device con caratteristiche tali da sostituire addirittura lo smartphone come lo conosciamo. Parliamo di tecnologie più piccole, “pinzate” sui vestiti che avranno una fotocamera in grado di vedere tutto quello che fai e microfoni per ascoltare. L’utente di questo dispositivo avrà un auricolare praticamente sempre nell’orecchio e da ultimo ci sarà un mini dispositivo olografico che proietterà un display sulla tua mano, in modo da permetterti di interagire con delle gesture per fargli fare altre cose fantasmagoriche. Collezionali tutti!

Ecco, secondo me qui si fa il passo più lungo della gamba, perché non credo che riusciremo – proprio fisiologicamente – tanto presto a liberarci della cultura schermica di cui parla già De Kerckhove (da decenni) nei suoi lavori, quindi questa cosa di tenere il grillo parlante sempre in un orecchio, potrà andar bene se sei in giro e stai cercando una pizzeria, ma da qui a parlare di -25% della ricerca web entro 2 anni, è proprio un allegro giocare alla lotteria. insomma, si dice Ricerca web, come se fosse Antani!

Soprattutto, chi rischia davvero di perdere il posto?

Su questo voglio essere molto chiaro, perché ogni volta vedo le scene di panico. Se per assurdo volessimo lanciarci in questo scenario catastrofista in cui tutto dovesse cambiare, non sarebbe la fine della ricerca, ma “solo” della ricerca web. Vale a dire che il passaggio dalle serp alle intelligenze artificiali generative e conversazionali, sposterebbe le ricerche fuori dal web per poi far tornare gli utenti sul web, sul “sito web” risultante dalla ricerca, dunque a meno che i contenuti del tuo sito non siano così superficiali da poter essere interamente riassunti da un’AI, la ricerca sarà comunque finalizzata alla visita di un sito “web”.

E per quanto le AI potranno funzionare diversamente rispetto ai motori di ricerca per – come li conosciamo adesso – dovranno pur decidere quali siti proporti come punti di interesse… e fin quando una macchina dovrà decidere chi merita più visibilità e chi meno, esisteranno professionisti con le competenze utili a supportare le aziende nello sviluppo della rilevanza. Esisteranno i SEO, finché esisterà un essere umano che interroga la macchina su un argomento per il quale occorre rispondere con una pagina web.

Se quindi non pubblichi articoli di 200 parole che rivelano il colore del cavallo bianco di Napoleone, stai tranquillo e continua a lavorare tenendo al centro il valore da condividere con gli altri.

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