(piccola) SEO Checklist per ecommerce

Ho scritto “piccola”, perché a veder bene gli e-commerce sono i siti web che richiedono più attenzioni rispetto alla SEO e in particolare rispetto alla cura delle performance, della struttura dei percorsi scansionabili e dell’architettura dei contenuti. Un sito ecommerce non deve semplicemente funzionare bene, deve essere un orologio, deve rispondere sempre e non deve far perdere tempo a utenti e bot dei motori di ricerca.

migliorare vendite ecommerce

migliorare vendite ecommerce

Il commercio elettronico non è per tutti, infatti è enorme il numero dei progetti web basati sulla presenza di uno shop online che nascono e muoiono nel giro di due anni. C’è ancora l’idea strisciante che si possa curare tutto in casa, partendo da un CMS open source gratuito, magari hostato su un server che costa 30 euro l’anno, però mettendoci tanta buona volontà.

Ecco, se sei tra queste persone, è inutile continuare a leggere quest’articolo, piuttosto vai avanti nei tuoi ottimi propositi e continua ad impegnarti. Ci sbatterai la testa e fallirai quasi certamente. Quando sarà accaduto, torna qui e continua a leggere. Magari a quel punto avrai la consapevolezza giusta per approcciare a questo magico mondo, che gira molto intorno alla SEO e non solo.

 

Brevissima Checklist

Le prestazioni del server: come già accennato, in questo momento storico il server è fondamentale anche per far girare un ecommerce di piccole dimensioni. Devi mettere in conto che ci saranno costi di gestione annuale e che questi costi saranno elevati.

Compatibilità CMS e Plugin

qui si consumano le stragi degli innocenti soprattutto in sede di aggiornamento alle versioni più recenti. Riporto il contenuto di un commento di Antonio Gaglianone (che saluto) nel gruppo dei Fatti di SEO:

… Devi vedere cosa succede quando bisogna aggiornare un CMS con 50 mila prodotti! L’Odissea 😁 moduli che non hanno la nuova versione perché ormai abbandonati a se stessi, blog interno che cambia la struttura con la nuova versione, e tu che stai li a formattare un file XML per i contenuti e Redirect 301 come se non ci fosse un domani! Vogliamo parlare dei CMS legati a quei software gestionali che a loro volta passano il feed dei prodotti ad Amazon e i problemi di contenuti duplicati che si portano dietro? Un altro aspetto è legato ai parametri Core Web Vitals, vuoi migliorarli? Non puoi! Perché ci sono moduli esterni di servizi di recensioni, e-mail marketing, banner Cookies che implementano i frame JS che rallentano drasticamente le prestazioni, per non parlare di come i temi gestiscono CSS e JS, fatti con i piedi e sono stato buono! 🙂 Mi fermo qua… Diciamo che non la sottovalutiamo la SEO per ecommerce, semmai la sottovalutano i proprietari! 

Questa critica così aspra di Antonio ci regala uno spaccato chiarissimo dei problemi che un SEO (e non solo lui) si trova ad affrontare. Tante volte ci mangiamo le mani perché sappiamo dov’è il problema, ma non ci sono le risorse ne la volontà di porvi rimedio. Finisce spesso che passiamo il resto della vita a salvare il salvabile sperando nell’arrivo degli alieni.

Filtri parametrati (canonical / nofollow etc.)

un problema frequentissimo è la presenza di miriadi di opzioni filtro che se mal gestite finiscono tutte tra le pagine indicizzate, ma non inviate tramite sitemap o ancora tra le escluse in copertura indice. Rasserenati, perché è grave in ogni caso e soprattutto non pensare di cavartela con i canonical, coi noindex o con i rel nofollow, perché sono tutte misure che non preservano risorse di scansione. Dunque scegli bene quali opzioni di visualizzazione e filtraggio servire e con quale tecnologia farlo, altrimenti l’indicizzazione diventerà lenta e caotica prima ancora che tu possa chiederti il perché.

Blog interno (c’è? Come è curato?)

Se lo devi fare fallo bene, sviluppa un piano editoriale, servi pagine che abbiano un aspetto dignitoso e non quelle schifezze di layout resi disponibili dai principali CMS per ecommerce. Evita sovrapposizioni tra category del blog e category dello shop online, soprattutto non ti scordare le call to action, altrimenti quando pure gli utenti raggiungessero le pagine del tuo blog da Google, nemmeno capirebbero di trovarsi su di un sito ecommerce. Tanta fatica per niente. Insomma fallo bene, altrimenti evita perché sarà solo controproducente.

Struttura URL e sovrapposizioni a livello del data entry

Solitamente suggeriamo di escludere il percorso con le categorie annidate dalle schede prodotto, perché negli ecommerce di grandi dimensioni è frequente trovare lo stesso prodotto ospitato in categorie diverse. A queste condizioni, servire l’url con tutto il percorso delle categorie, porterebbe ad avere url diversi che fanno riferimento alla stessa scheda prodotto, con tutti gli svantaggi che ciò comporta in termini di scansione e attribuzione di valore.

E le schede prodotto singole? Sono organizzate in modo che si capisca cosa contengono? Quanti prodotti (molto) simili pubblichi sul sito web? Quanti di questi potrebbero essere accorpati usando gli attributi prodotto? Ne vale la pena?

Quanti articoli correlati mostri per ogni scheda prodotto?

Altro tema che può scottare. La scheda prodotto si trova all’ultimo livello della catena di scansione, dunque dovrebbe essere il più possibile leggera per evitare di appesantire tutto. Qual è il punto di equilibrio del tuo sito web in questo senso? Quanti link a prodotti correlati puoi permetterti di esplicitare nel codice sorgente prima che la scansione ne risulti rallentata? Sai come fare queste valutazioni?

Assetto multi lingua

Da quanto tempo sei online? Da quanto tempo hai pubblicato la o le versioni in lingue diverse del tuo sito web? Come sono state gestite le traduzioni? E gli hreflang sono impostati correttamente? Spesso si parte alla conquista del mondo senza aver fatto i conti con il budget di scansione e allo stesso tempo convinti che l’internet sia un viatico tale da portarci ovunque facilmente, neanche fossimo i soli a usarlo per fare business. Queste visioni ingenue del web si scontrano spesso con una realtà a dir poco impietosa, fatta da un lato di aziende che possono permettersi di curare una campagna SEO in regime di internazionalizzazione e dall’altro da aziende che prive dei mezzi per far bene questo lavoro, si affidano a plugin automatici, magari ritenendosi anche furbi. E si finisce come si finisce.

Motore di ricerca interno

Qualche giorno fa ho fatto un piccolo video in cui ho spiegato queste cose, ma non ho parlato dei motori di ricerca interni, che sono preziosi e delicatissimi. Come funziona quello che usi? Crei link interni generando query fatte al motore di ricerca interno? (male, molto male) usi una soluzione alternativa che mostra finestre accessibili tramite javascript? Tracci mai il comportamento degli utenti che lo usano? Ti capita mai di vedere questi percorsi tra le pagine escluse in copertura?

 

Conclusioni

E pensa che ci sarebbe tanto altro da dire, sul serio. Mi fermo qui perché l’ho scritto che sarei stato breve, però se ti viene in mente altro puoi scrivermelo in un commento, così nel tempo andrò ad aggiornare la lista per offrire un contento più completo.

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