Quanto spesso puoi aggiornare un contenuto?

Ci sono due motivi per aggiornare un contenuto del tuo sito web, il primo è perché c’è qualche cambiamento reale da comunicare per aggiungere valore alla pagina e migliorare la vita delle persone. Il secondo è per cercare un posizionamento migliore su Google. Uno dei due motivi è sbagliato. Indovina quale?

Google Update

Google Update

Aggiornare un contenuto può significare tre cose:

  1. renderlo più attuale
  2. renderlo più completo
  3. renderlo più fruibile

C’è poi una quarta opzione che purtroppo è quella spesso presa in considerazione dagli appassionati di posizionamento nei motori di ricerca: migliorarne il posizionamento su Google. In sostanza si perde di vista la ragion d’essere di una pagina o di un sito web, o meglio la si concepisce unicamente in senso utilitaristico. Ma lavorare solo sull’ottimizzazione del testo per migliorare un posizionamento è come sperare di abbronzarsi meglio su tutto il corpo mettendo la crema solare solo sulle mani.

 

Aggiornamento e aggiornamenti

Gli esperti di performance fanno continuamente test A/B (e fanno bene) per capire cosa converte di più rispetto a una pluralità di fattori. Ecco un conto sono i test A/B che prendono in considerazione tutta la semiotica legata all’esperienza di utilizzo, cosa diversa è riaprire ogni due giorni una ricetta di cucina e cambiare i grassetti o i titoli di paragrafo per migliorare il “punteggio SEO” della pagina. In questo secondo caso, gli aggiornamenti più “SEO oriented” nella migliore delle ipotesi non serviranno a niente, nella peggiore lanceranno un segnale di allerta a Google sul fatto che sul tuo sito web si lavora ad aggiornamenti con il solo scopo di manipolare il ranking, vale a dire solo per posizionarti meglio tra risultati di ricerca.

 

Cos’è un aggiornamento, sul serio

Una stessa notizia può essere “rabboccata”, nel senso che se nell’arco di un certo numero di ore accadono molte cose intorno ad una news particolare come ad esempio i risultati elettorali, si può prendere una stessa pagina centrale, riaprirla aggiungendo le novità e poi ripubblicarla modificando la data di aggiornamento. È una pratica molto utilizzata per gli articoli di giornale che trattano la cronaca in tempo reale di una partita di calcio, in cui vedi che la stessa pagina viene aggiornata e ricondivisa più volte nel corso dei 90 minuti dell’incontro.

Allargando i tempi, esistono i contenuti “stagionali”, ad esempio quelli che descrivono le collezioni dei vari brand di abbigliamento oppure quelli che riguardano certi concorsi pubblici riproposti periodicamente. Nel primo caso avremo la necessità di aggiornare il contenuto due volte l’anno, nel secondo magari non ci sarà la stessa cadenza precisa, ma capiterà certamente di dover intervenire con un aggiornamento in presenza di nuove informazioni.

In ultimo, non meno importante, puoi aggiornare un contenuto di tipo HowTo, appunto una guida su come fare praticamente qualcosa, ma sempre rispettando almeno uno dei tre punti che ho espresso all’inizio di questo articolo. Mi viene da pensare ai tutorial di Salvatore Aranzulla ad esempio su “Come scaricare Google Chrome Gratis”. Ecco, anche questi contenuti andranno aggiornati periodicamente sulla base di eventuali cambiamenti di interfaccia che possono richiedere percorsi di navigazione diversi agli utenti.

 

Evita gli aggiornamenti frequenti e ingiustificati. Google si accorge che non sono per gli utenti.

E ricorda, non esistono contenuti banali, esiste la volontà di fare meglio.

Si tratta solo di capire questo “fare meglio” cosa può significare.

Soprattutto per chi.

 

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