Sulla manipolazione dell’informazione online

Qualche giorno fa, mi aveva colpito un articolo di giornale in cui si faceva riferimento a un giovane laureato con un master che aveva trovato lavoro come bidello. Al solito, il titolo prestava il fianco ai commentatori più “accesi”, pronti a denunciare l’inettitudine del giovane o il fatto che lo Stato non garantisce sbocchi. Qualcuno ha dato la colpa alle bollette del gas, ma ormai quelle vanno bene per lamentarsi anche di acne, tartaro ed eiaculazione precoce.

Giornale Online

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Lo so, mi riempirete di improperi perché articoli come questo non c’entrano con il blog di un hosting provider, ma lassù, dove si muovono i bottoni, sono certo che ci sarà comprensione per questo vecchio sociologo, o forse dovrei dire per questo boomerologo, così almeno sembra che ne capisco.

 

Travisazioni e travasi di informazione

È già da un pò – forse una ventina d’anni – che tanto giornalismo ha smesso di convincermi. Col web poi e soprattuto con i social, siamo arrivati ad un vortice di non senso quasi commovente. La capacità di giocare con le frustrazioni delle persone è ormai uno dei tratti distintivi del giornalismo “internettiano” e non solo ddi quello legato alle testate giornalistiche, ma di chiunque in qualche modo faccia informazione.

Si tratta di cose che conosci già, ma che tutto sommato non pensi incidano più di tanto sulla realtà che vivi. Sì, va bene, i giornali enfatizzano certe parti rispetto ad altre, ma del resto che male c’è? In fondo fanno il loro mestiere.

E invece no, non fanno per niente il loro mestiere. Perché il mio amico Fabio Antichi non è andato a vivere in camper allo scopo di risparmiare sulle bollette, ma perché gli piaceva il senso di libertà che ne derivava. Badate che non si tratta di enfatizzare un aspetto, ma di dare proprio un’informazione al posto di un’altra. A questo punto potresti sostenere che tanti giornali hanno dato la notizia corretta all’interno dell’articolo, ma se dal titolo il mio amico Fabio viene fatto sembrare un morto di fame, potete star certi che all’uomo della strada (cioè chiunque non conosca Fabio) sarà arrivata solo quell’informazione là. Lo so, perché ho letto i commenti. Tutti. Poi è chiaro, 30 secondi dopo si sono dimenticati della sua esistenza, ma questa roba, cosa c’entra col fare informazione?

Qualche giorno fa il canale ThePillow ha pubblicato un video dal titolo “L’UOMO che VIVE senza LUCE E GAS da 36 ANNI”. Il video parte proprio con l’immagine di un fornello acceso e di una ciabatta della corrente elettrica, mentre la voce fuori campo recita “Superare l’inverno senza gas, viaggiare senza benzina e non utilizzare alcuna fonte di elettricità. Si può vivere così?“.

Solo intorno al minuto 7:20, l’uomo comincia a spiegare i motivi della sua scelta di vita: non gli faceva piacere vivere in una società governata dal denaro e intrisa delle logiche di produzione e consumo industriali che creano degrado e inquinamento. Ora è chiaro che all’interno del video mi arriva un quadro ampio delle vere motivazioni, ma se il titolo fosse stato “L’uomo che vive da 36 anni lontano dalla società dei consumi“, forse avrebbe dato risalto al vero contenuto, che invece allo stato sembra riguardare ancora una volta la volontà di non pagare le bollette. Sembra si voglia cavalcare una tendenza per “acchiappare” più visualizzazioni, direi quasi costi quel che costi. Ora sia chiaro, a me piace molto il canale ThePillow e trovo facciano davvero bei video, però ho paura che si passi dal giornalismo come “punto di vista” sulle cose, al giornalismo come “narrazione di una tendenza” che paradossalmente può prescindere dal contenuto dell’informazione. E a me questa cosa un po’ spaventa.

L’ultimo caso è quello degli articoli i cui titoli girano intorno alla notizia “Giovane 25enne con una laurea ed un master, lavora come bidello“. Leggi il titolo e ti sale subito il magone, ma nella realtà dei fatti, l’articolo racconta di un ragazzo che lavora part time come bidello mentre continua a studiare per diventare dirigente scolastico. Chiaro che così ha decisamente un’altro senso e il mondo torna al suo posto. Del resto un neolaureato 25enne che – per definizione – non ha la minima esperienza per occupare una posizione lavorativa di rilievo, a cosa potrebbe aspirare nell’immediato?

No ragazzi, non mi venite a dire che un titolo è solo un titolo, perché è probabile che anche voi vi fermiate quasi sempre lì, soprattutto quando si parla di argomenti che non vi interessano troppo. In questo momento storico, il titolo È la notizia e quelle imprese che monetizzano con le pageviews lo sanno benissimo. Ci lamentiamo che Google non penalizza abbastanza rapidamente i siti web che pubblicano titoli clickbait, ma quando è praticamente tutta l’informazione a funzionare così, cosa rimane a Google da mostrarci? Le previsioni del tempo? L’oroscopo? Il Santo del giorno?

 

L’idea che mi sono fatto

Mi direte che sono caduto dal pero, ma come accennavo prima, un conto è immaginare che le informazioni siano manipolate, cosa diversa è vedere questi meccanismi applicati su una persona che conosci. Quello che è capitato a Fabio mi ha aperto gli occhi e ora guardo – potrei dire finalmente – tante cose in modo diverso.

E la conclusione a cui giungo è che in Italia abbiamo prima un problema di governance dell’informazione e poi un problema di governance politica.

E in effetti sarebbe bello capire se e in che misura le cose differiscono altrove. Insomma, l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare…

 

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