Cos’è un freelance e come diventarlo

Un freelance è un lavoratore indipendente che opera in autonomia e senza vincolo di subordinazione con le aziende che cura. È inquadrato fiscalmente come libero professionista o ditta individuale.

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Hai presente quando la sera tra amici davanti a un buon bicchiere scatta la domanda «qual è il posto più strano dove l’hai fatto?», alla quale si rispondono i classici: ascensore, gommone in mezzo all’oceano, ripostiglio dell’albergo, bagno del museo Van Gogh, eccetera. Un freelance è una figura interessantissima, non tanto per il lavoro che fa, quanto per la modalità in cui opera, essendo libero da qualunque vincolo di subordinazione con i soggetti per cui lavora.

Un freelance può eseguire singole prestazioni d’opera, oppure lavorare per anni a un progetto come operatore / consulente esterno. C’è dietro una scelta di libertà che ha un costo elevatissimo. Oggi parliamo anche di questo.

 

Quanto costa essere liberi?

Possiamo dirlo? Molti lavoratori dipendenti di PMI trascorrono intere giornate senza fare niente, eclissati tra un progetto e l’altro o perché mal gestiti dall’alto. Le stesse persone, arrivate le 18:00 si dimenticano di tutto e trascorrono una piacevole serata a sbronzarsi di quel che resta del giorno. Le stesse persone conoscono già l’ammontare esatto dei loro guadagni per i successivi 12 mesi oltre ad avere discrete garanzie sul fatto che tali importi coincideranno con quelli dei 12 mesi successivi.

Un freelance trascorre la giornata (e spesso la serata) preoccupandosi di far bene tutto, altrimenti non verrà apprezzato per l’impegno profuso e probabilmente perderà l’incarico oppure il committente parlerà male di lui in giro. Per quanto un freelance possa curare il proprio personal branding e posizionarsi bene nella percezione del proprio pubblico di riferimento, la verità che gli risuonerà in testa è che si vive giorno per giorno, senza sapere quanto fatturerai a fine mese, senza poterti ammalare e senza poter fare figli con la serenità delle tutele dovute ai lavoratori dipendenti.

Terribile penserai. La libertà di un freelance non ha forse un prezzo troppo elevato? Come si fa a compiere una scelta del genere?

Semplicemente perché ami quello che fai, perché senti dentro di non avere niente da perdere… e forse perché hai cominciato a intuire qualcosa su chi sei e sul motivo per cui sei qui, ma questo è un argomento che andrebbe approfondito altrove. Piuttosto, è veramente libero chi per andare a pagare una bolletta di giovedì alle 11:30 deve chiedere un permesso di lavoro? È vera libertà conoscere in anticipo e con buona approssimazione quanti soldi guadagnerai l’anno prossimo? Ti senti veramente libero sapendo di essere un ingranaggio che serve a far funzionare una macchina che non sei tu a guidare?

Certo quando guidi tu puoi andare a sbattere, ma almeno saprai con chi prendertela.

 

Come si diventa freelance?

Il bello è che non devi fare colloqui di lavoro, devi semplicemente deciderlo e metterti in gioco. Nessun freelance ha cominciato con expertise altissime, ma quello che non sai oggi puoi apprenderlo studiando e facendo esperienza. Alcune volte un freelance parte da zero, magari essendosi precedentemente formato leggendo libri o facendo corsi, altre volte parliamo di un ex dipendente che ha scelto di mettersi in proprio per vedere com’è.

In ogni caso un freelance è colui che sceglie di mettersi sul mercato con una partita iva da libero professionista o ditta individuale, in regime ordinario o dei minimi contributivi, che oggi si chiama forfetario agevolato. Questi primi passaggi sono semplici, soprattutto se scegli di farti seguire da un commercialista, cosa che ti consiglio per evitare guai.

 

Freelance nuovi e vecchi

Google mi suggerisce che dovrei parlare di giornalisti, traduttori e copywriter freelance, perché sembrano essere le categorie perofessionali che più spesso operano in questa modalità. Ti sei chiesto come mai? A me sembra evidente che c’entri l’aver capito che solo gli alberi hanno le radici e che invece noi possiamo ridisegnare la nostra vita in funzione di come e anche di DOVE vogliamo viverla:

Un giornalista freelance è il nomade digitale per definizione, perché può scegliere di spostarsi in funzione di dove accadono le cose che vuole raccontare. Ti sembra una vita assurda? Sei sicuro che lo sia meno del passare 8 ore al giorno per 40 anni dietro la stessa scrivania?

Un traduttore freelance può usare il suo essere madrelingua per curare traduzioni semplicemente trasferendosi in un Paese dove la sua lingua non viene parlata. Non c’è valore a conoscere l’italiano e il francese se vivi in Italia, ma se vivi in Canada hai per le mani un mestiere senza dover imparare niente di nuovo, chiaro il concetto?

Un copywriter freelance può vivere davvero dove gli pare, evitando di rimanere schiacciato in agglomerati urbani metropolitani che finiscono per risultarci perfino gradevoli, finché non ci capita (un giorno per caso) di cogliere la ricchezza dello spazio. Le grandi città hanno luoghi aperti, le località decentrate SONO luoghi aperti. La differenza è quella tra l’avere e l’essere, vedi tu.

Poi ci sono i web designer, i SEO, i developer e più in generale tutti quei professionisti che possono ricorrere alle tecnologie digitali per operare in remoto. Queste persone stanno via via comprendendo il valore dell’indipendenza, il cui primo step è il mettersi in gioco come freelance, senza escludere la possibilità di strutturarsi in futuro. Non faccio previsioni, succede già da almeno 10 anni, ma solo negli ultimi tempi il fenomeno sta prendendo piede in modo interessante.

 

Conclusioni

Redistribuiremo la ricchezza producendo utili lontano dai grossi centri urbani e lo faremo finché non avremo raggiunto la vera libertà dalle logiche post industriali ormai insostenibili e già nei fatti superate.

Intanto tra qualche giorno vado all’evento “Freelance di provincia“, dove incontrerò gli indigeni e dove (come è giusto che sia) non conosco nessuno e nessuno conosce me.

Ti faccio sapere che ne viene fuori.

🙂

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