I post che fanno scappare i clienti

Nel futuro ognuno sarà famoso per 15 minuti. Che a pronunciare questa frase sia stato Andy Wharol oppure no, ai tempi della Pop art nessuno si sarebbe aspettato un ribaltamento tale da farci auspicare l’esatto contrario rispetto al noto aforisma. Se oggi diciamo che “nel futuro ognuno sarà anonimo per 15 minuti” è perché il web e soprattutto i social ci (sovra) espongono spesso al di là della nostra percezione e più di quanto possiamo immaginare. I social non vanno usati con leggerezza, soprattutto se ti procuri clienti attraverso l’internet. Oggi ti spiego perché e quando un contenuto silenzio sarebbe preferibile al “dire le cose come stanno”.

Che si tratta “solo” di internet, vallo a spiegare alla famosa direttrice di Banca di Castiglione Delle Stiviere, che fu vittima di forti sfottò perché un buontempone aveva postato su facebook il video della scenetta buffa realizzata con tutto il personale della filiale. Ci sono mille casi in cui la comunicazione sfugge di mano, non ultimo il revival del mio articolo sul coprywater, che voleva essere solo un test sul mispelling e non aveva alcuna velleità di innescare un effetto virale. Come spiega anche Baricco, la viralità può essere progettata a tavolino, ma molto spesso si genera spontaneamente e in modo del tutto imprevedibile, quindi per quanto possiamo essere “esperti” di comunicazione, la verità è che siamo seduti su di una maledetta polveriera che nel bene o nel male può esploderci sotto al sedere in qualunque momento. Quindi state molto molto calmi.

Capitolo 1: Mindset negativo

Non ce ne rendiamo conto, ma il nostro modo di postare riflette spesso accuratamente il modo in cui vediamo le cose. In questo senso i social sono una porta per la psiche delle persone, altro che passatempo. Al di là delle conoscenze reali di un professionista, i social permettono di studiarne l’approccio ai problemi, quello alla cooperazione, il modo di interfacciarsi con gli altri.

Sì, facebook è il paradiso del recruiter.

Nel tuo mondo professionale hai sicuramente trovato queste tipologie di soggetti:

  1. Passivo aggressivi
  2. Consigliatori “per difetto”
  3. Custodi degli interessi altrui

Quando trovi uno di questi tre soggetti – facilissimi da individuare – sei portato a provare ansia all’idea di rivolgerti a loro professionalmente (e non solo), perché nonostante mostrino una grande preparazione ti appaiono sempre sul “chi va là”, pronti a sindacare e bastonare, magari a calpestarti se gli gira.

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I passivo aggressivi

Sono quelli che gettano il sasso e nascondo la mano. Giacché la rabbia è un atteggiamento socialmente inaccettabile, i passivo aggressivi non si scagliano con forza, ma pungono in silenzio, facendo battutine il cui effetto è proprio quello della puntura di zanzare: non le senti arrivare, ma prudono moltissimo. Sono brutte persone perché non perdono occasione per parlare e far cose alle spalle. Affideresti davvero la tua azienda ad una persona così?

 

Consigliatori per difetto

Credo che il termine “consigliatori” sia sbagliato in italiano, ma per me rende molto bene l’idea. In questa fascia di personacce rientrano gli esperti che invece di spiegarti come si fanno le cose per bene, condividono sistematicamente post su come non si fanno le cose, o meglio sulle sole cose sbagliate. Tra questi trovi anche i passivo aggressivi di cui sopra che fanno post di questo tipo apposta per pungere altri professionisti per cui provano quell’invidia che non si può ammettere.

La morale è: se sei più bravo di me, aiuta le persone, risolvi i loro problemi condividendo soluzioni invece di scrivere post all’indirizzo di ignoti in cui spieghi che le mie pratiche sono sbagliate.

Custodi degli interessi altrui

Meglio noti come “smascheratori seriali”, sono sommi detentori di verità assolute al pari dei loro colleghi descritti qui sopra. Senza curarsi minimamente della legge e in particolare del diritto penale (la diffamazione è un reato) si fanno scherno di offerte pubblicitarie da “truffatori” postando con disinvoltura screenshot in cui si vedono marchi aziendali, si leggono nomi di professionisti e addirittura numeri di telefono. Così, senza pensarci troppo, solo perché nel sentire comune quella grande azienda offre un cattivo servizio. E non postano anonimamente sul loro profilo, ma vengono a farlo nei gruppi facebook tematici, esponendo anche gli amministratori delle community al rischio di una querela!

La cosa assolutamente fantastica di questi individui è che quando gli fai notare il tafazzismo delle loro azioni, questi si ergono a difensori della legalità e degli interessi altrui: «dovevo postarlo per mettere in guardia le persone da questi brutti ceffi».

Ma il brutto ceffo sei tu, pezzo d’asino! A parte che le persone si dimenticano il tuo post mezzo secondo dopo averlo visto, io sono convinto che di mettere in guardia gli altri in realtà non te ne frega niente, piuttosto hai solo bisogno di sfogarti perché gli affari non vanno come vorresti o perché hai altri problemi tuoi… che però non sono i nostri.

Ecco, l’ho detto.

Poi vedi tu.

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