Il lavoro che c’è, di Luca Maniscalco

Luca Maniscalco

Luca Maniscalco

Luca Maniscalco, Responsabile Marketing e Comunicazione, consulente Digital & Social Media, già autore di Afferma il tuo brand con Linkedin, torna a parlare di lavoro, ma stavolta con toni meno manualistici, raccogliendo i contributi di professionisti, giornalisti e manager d’azienda che mettono a disposizione la loro esperienza per approfondire le nuove competenze richieste dal mercato del lavoro negli anni ’20 del 2000.

Ho colto l’occasione per chiedergli una lettura di questo periodo storico e magari (perché no) qualche previsione per i prossimi anni.

 

Ci descrivi la struttura e gli obiettivi del tuo ultimo libro “il lavoro che c’è”?

Si tratta di un volume suddiviso in 4 grandi macro argomenti.

  1. Risorse Umane, nel pubblico e nel privato, nelle nuove modalità di talent recruitment e nella crescita all’interno dell’azienda. Focus su Networking e Mentoring, concetti centrali oggi.
  2. Professioni del futuro che in realtà sono già nel presente. Focus sul digital.
  3. Media e nuovi media. Come cambiano i “vecchi” mestieri e quali sono le competenze trasversali che si stanno affermando.
  4. Osservazioni che vadano oltre il puro riconoscimento economico. Work-Life Balance, ibridazione del lavoro e… ricerca della felicità.

 

Ho una figlia di 4 anni. Fra 15 anni avrà più o meno possibilità di quante ne abbiamo avute noi?

Io ho un figlio di 4 anni e una figlia di 5 mesi. Mi piace rispondere che avranno più possibilità, ma di sicuro con parametri diversi da quelli con cui si giudica un lavoro oggi.

 

Fino a che età si può ripartire da zero lavorativamente?

Questo è uno dei punti che cambieranno. Non ho un’età precisa da dirti ma di sicuro si potrà ripartire ad età sempre più avanzata. Non è mai troppo tardi se si ha voglia di formarsi. Non esiste più il paradigma di studio-lavoro-pensione ma siamo in un’era di life long learning. Per questo si potrà ripartire anche da non giovani.

 

Secondo te le università che non fanno riferimento ad albi professionali, servono davvero?

A mio avviso non è questione di albi professionali ma di competenze corrette e sempre aggiornate che devono essere date ai giovani che poi devono avere la possibilità di affinarle nella ricerca della loro specializzazione.

 

In ultimo, come si evolveranno le professioni digitali nei prossimi anni?

Io vedo due fenomeni che non ritengo opposti. Da una parte le figure più manageriali dovranno avere una competenza molto più ampia di tematiche digitali, altrimenti il business – ma anche il rapporto con i preziosi colleghi più giovani – sarà destinato al fallimento. Dall’altra parte ci saranno delle iper specializzazioni perché la “materia” è ormai davvero vasta.

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