La chiacchiera con Rosa Giuffrè

Rosa Giuffrè

Rosa Giuffrè

 

Rosa Giuffrè è una consulente per la comunicazione, digital coach e blogger. Autrice di “Cambia testa e potenzia la tua azienda con la Cultura Digitale” edito da Flaccovio, offre consigli e crea percorsi di formazione personalizzati per professionisti, manager e aziende. Eccovi la nostra chiacchierata.

Ciao Rosa, puoi dirci qual è l’errore più importante che hai mai fatto sul lavoro?

Più che ‘importante’ direi grave… in un progetto recente ho avuto (per fretta) scarsa lungimiranza in fase di preventivo, nella valutazione del tempo che gli avrei dovuto dedicare senza considerare gli imprevisti che si sono ovviamente palesati (c’è chi la chiama legge di Murphy…). Un lavoro in cui di fatto sono andata assolutamente in perdita. Se poi parliamo di errorini, bè, il ‘refuso malefico’ è sempre dietro all’angolo! 

A proposito, parlaci del tuo lavoro, quali sono i tuoi focus in questo momento?

La formazione e la realizzazione di due grandi progetti sulla didattica per scuole superiori e aziende: in pratica, Cultura digitale con le catapulte

In Italia ci sono aziende guidate da ultranovantenni, i cui figli (i successori) hanno 70 anni. Il problema generazionale incide nell’approccio alla cultura digitale? 

Generalizzando sì, ma non è così raro trovare giovani con la testa ‘dura’. Il cambiamento di testa è una questione di mentalità e non dipende dall’età. Ho io stessa vissuto ‘da dentro’ quando ero dipendente, PMI dirette da giovani imprenditori, di seconda generazione che hanno saputo solo guidare l’azienda verso il declino perché incapaci e arroccati dietro vecchie dinamiche organizzative.
Il passaggio generazionale è un tema sensibile sul quale non si pone spesso la giusta attenzione, da questo dipende il futuro delle aziende.

A proposito, cos’è la cultura digitale?

Cultura digitale è educarsi all’uso delle nuove tecnologie, è educarsi alle nuove dinamiche di comunicazione e di relazione sia all’interno dell’impresa, sia con i propri competitors che con i propri clienti. Avere oggi una cultura digitale è fondamentale per poter avanzare verso il futuro e immaginare una nuova era che gli esperti hanno già definito come ‘umanesimo digitale’. 

Da sola la tecnologia non può nulla perché è l’uomo al centro di questa rivoluzione. La voglia di creare networking e incontrarsi in real ne è ad esempio una conferma.

Secondo te le università italiane stanno facendo un buon lavoro nel formare i giovani sulla cultura digitale aziendale?

Sì, ma manca il passo successivo: scarsa integrazione tra scuola e lavoro. Ecco allora che si aprono grandi temi come quelli delle startup o quello dei talents che sono necessari in azienda e nei reparti R&S per sviluppare nuove soluzioni. Non basta uno stage, servono percorsi di integrazione tra ricerca, università e aziende. Molte università stanno viaggiando in questa direzione creando campus reali in cui il passaggio tra studente, ricercatore, startupper e azienda si assottiglia sempre più. In Italia per ora è la collaborazione con grandi aziende che sta permettendo questo, tra i tanti esempi cito General Motors e il Politecnico di Torino: un reale case history d’eccellenza per l’Italia su questo tema. 

Le aziende italiane sono più o meno alfabetizzate alla cultura digitale rispetto a quelle europee?

Purtroppo meno e tra le tante ricerche segnalo quella del DESI (The Digital Economy and Society Index) cioè l’indice di digitalizzazione dell’economia e della società in Europa che ci ha fatto arretrare di una posizione rispetto lo scorso anno. Siamo al 25° posto su 28 (dopo di noi ci sono Grecia, la Bulgaria e  Romania). Se le PA si stanno muovendo, sembra proprio che le PMi arranchino e pare proprio sia una questione di cultura visto che alcuni dati dicono che le persone usano internet ancora solo per navigare e mai per fare azioni più complesse. È finita l’era dei grandi proclami, le aziende ora vogliono la concretezza: banda larga, velocità di connessione, tecnologia dove sono? Io posso progettare la più grande azienda super futuristica, ma se nel 2016  ancora fatico a connettermi dove credo di poter andare?

Tra tutti i mestieri del marketing digitale, quali pensi saranno quelli più richiesti in futuro? 

Tra le tante professioni, in azienda, credo sia necessaria la figura di un abilitatore di cultura digitale. Una persona che sappia coordinare una sorta di ‘Project Digital manager’. Qualcuno che conosca il tema, che sappia relazionarsi con i reparti di marketing e IT, con i Social media Manager e con i copywriter o gli sviluppatori di App. Una figura che possa dirigere e coordinare la comunicazione dell’azienda internamente e esternamente in modo equilibrato e armonico alla quale tutti possono far riferimento, imprenditore compreso.

Rispondi all'articolo

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *