Le menzioni del brand come ranking factor

Qualche giorno fa ho letto un post di Amin El Fadil, secondo cui il fattore di ranking più sottovalutato in questo momento sono le menzioni del brand. Non tutte, solo quelle provenienti da siti web a tema e molto importanti.

menzioni e posizionamento

menzioni e posizionamento

Ecco cosa scrive Amin:

«Dal 2015 in poi ho notato dei grandi cambiamenti nella SEO Offsite dei progetti che ho gestito. Strategie che per anni hanno funzionato benissimo, come link con ancore aggressive in PBN e contenitori, cominciarono a funzionare sempre di meno. L’impatto dei singoli link che si abbassa sempre di più. L’impressione sempre più forte, che Google ignori sempre più link.

E d’altra parte, ho notato dall’analisi di concorrenti TOP americani, di come Google tenesse sempre più in considerazione le menzioni da siti importanti. Ho testato col mio team e con altri SEO, attività di LB stile Digital PR con menzioni su siti editoriali noti come Ansa, ADN Kronos, Libero Quotidiano, Wired.

Andavamo a segnalare notizie sul brand, interviste, news sulle iniziative aziendali, scritti in modo naturale senza pensare alla SEO. Abbiamo notato negli anni un’ENORME efficacia a livello SEO nell’acquisire menzioni e/o nofollow da siti importanti con quest’attività simil digital PR!

Le ragioni dell’efficacia di questa strategia sono varie, ma una fra le più importanti è questa:

La maggioranza dei SEO e delle aziende, fanno investimenti importanti in guest post per metterci un link follow. Pochissimi acquistano guest post da siti TOP solo per una menzione. Questo gap rende le menzioni da siti TOP molto più naturali perché molto meno usate per finalità SEO.

(Sì, naturalmente serve averle da siti molto autorevoli…)

Quindi: Fattore SEO indiretto poco sfruttato + percezione di naturalezza maggiore = maggiore possibilità di beneficio

Se ci pensi, è difficile che un grande brand non abbia menzioni da siti importanti.».

 

Alcune riflessioni sul post di Amin

Non sono i backlinks in sé a spingere sempre meno, cioè, in effetti in moltissimi casi sì, ma resta indiscutibile che il backlink rimane ad oggi un segnale di rilevanza importantissimo. I backlinks sono ancora “voti di fiducia” imprescindibili per stabilire l’autorevolezza di un sito web.

Ma piuttosto che chiederci se i backlinks spingano di meno, dovremmo domandarci “quando” spingono di meno. Esistono condizioni attivanti o disattivanti per i backlinks? La risposta è nella logica, una volta di più.

Per quanto tu sia bravo a comprare backlinks che “sembrino” naturali, se fai solo quello, ma nella realtà dei fatti la gente non parla di te, Google vedrà che a fronte del cospicuo e crescente numero di backlinks, mancherà una corrispondente crescita delle semplici menzioni. Ad esempio, in questo articolo ho menzionato Amin, ma non ho ritenuto opportuno mettere un backlink al suo sito web, che in effetti non so nemmeno se esiste, ma supponiamo che ne abbia uno. Se Amin è una persona vera che scrive cose interessanti, ci sta che un collega lo menzioni su altre pagine web come questa.

Ora queste menzioni, sono segnali “deboli” che servono a validare i segnali forti. Semplificando, se hai 1000 backlinks fichissimi, ma nessuno parla di te, è chiaro che qualcosa non va… e se ti muovi anche in un ambito conversazionale, come ti aspetti che Google non se ne accorga? A quel punto, nella migliore delle ipotesi non succede niente, mentre nella peggiore vieni penalizzato.

In conclusione, per rispondere ad Amin, io credo che le “grandi” menzioni, quelle sui siti web autorevoli, siano certamente un’ottima cosa per il posizionamento, perché sprigionano segnali che Google può cogliere, ma non sono le uniche a funzionare bene. TUTTE le menzioni sui siti web a tema possono fare gioco in questa partita. Io mi muovo così dal 2012 e ne scrivo sul Manuale di Seo Gardening fin dalla prima edizione, uscita nel 2015. Quindi per me, niente di nuovo.

E tu, l’hai mai vista sotto quest’ottica?

 

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