Personal branding? Mercoledì (ma anche gli altri giorni)

Oggi vi racconto l’esperienza di una mia partner (e amica), Sara Palmieri, una web designer molto competente. Sono in pochi ad averla vista in volto, perché Sara non si fa vedere nelle foto del profilo, preferendo mostrare un’immagine di Cristina Ricci che interpreta il ruolo di Mercoledì nella famiglia Addams. Oggi non vi racconto la persona, ma il personaggio e ciò che è riuscita a significare in termini di comunicazione su (e grazie a) facebook.

Sara Palmieri

Sara Palmieri

Una premessa doverosa è che là fuori è pieno di esperti di comunicazione che scrivono libri, ma che direbbe Mourinho, hanno “zero tituli”. Ci sono gli esperti di social network che si perdono nelle polemiche dentro i gruppi (degli altri), i maestri di personal branding che basano la propria popolarità sul fatto di avere la penna marrone e le basette arancioni, i maghi del business che sanno solo autocelebrarsi, senza dirci per cosa. Insomma, è un  un mondo in cui sovrabbondano esperti ammantati da un’inconsistenza imbarazzante. Esperti senza numeri, al volante di una Ferrari che sotto il cofano ha il motore della Duna.

 

Sara Palmieri

In questo scenario tanto rumoroso quanto evanescente, Sara è la variabile impazzita. Intanto diciamo che la foto di Mercoledì non è casuale. Da un lato è perfettamente in linea con il suo tono sarcastico e irriverente, dall’altro (e proprio per questo) alimenta il mistero sul suo reale aspetto. Ad oggi conosco colleghi che darebbero qualunque cosa per vederla.

Ma la leggenda di Sara si costruisce lentamente intorno ai suoi post. Regolari, irriverenti, meravigliosamente cinici. I post di Sara funzionano perché sanno risuonare col lato oscuro presente in tutti gli operatori del web. Danno voce a quella sottile e latente voglia di prendere a schiaffi certi clienti. Sara non scrive quasi mai direttamente di lavoro, tuttavia è seguita dai principali marketers italiani. Succede perché fa morire dal ridere, ma anche e soprattutto perché riesce a farci entrare tutti nella sua storia, quale che sia.

Post tipo di Sara Palmieri

Post tipo di Sara Palmieri

Altro post tipo di Sara Palmieri

Altro post tipo di Sara Palmieri

A chiunque di noi prima o poi viene fuori un post così, ma Sara questa roba la condivide ogni giorno da almeno un paio d’anni. Ed è tale costanza unita alle caratteristiche del medium facebook – non avrebbe potuto fare una cosa del genere altrove – ad averla fatta diventare un punto di riferimento. Sono questi i connotati di un brand personale, non quelli che si leggono sui libri di personal branding che vendono 1.000 copie in 6 anni. Ed è tutto rigorosamente spontaneo. Sara non ha letto libri su “come fare il nodo alla cravatta per vendersi meglio sul web“, non ha pagato i corsi con quelli bravi e non ha fatto alcun genere di calcolo a monte. Ha semplicemente ascoltato, filtrato e buttato fuori. Lo ha fatto sistematicamente e d’istinto, perché sentiva di farlo.

 

Il colpo da maestro di Sara Palmieri

Potrei dire che il suo “Coprywater” è questo post in cui condivide un’immagine dove si vede l’astrofisico Adrian Fartade lanciare la sfida di raccontare la trama di un film famoso, banalizzandola in due righe. Questo post dimostra ancora una volta come la viralità sia un vento incontrollabile e si inneschi a caso. In questo senso possiamo solo cercare l’occasione da goal, ma non possiamo produrla sistematicamente. Qui Sara ha ingaggiato casualmente una gara con alcuni amici, in cui l’obiettivo era rispondere a tutti i commenti (attualmente siamo oltre i 3.400), occasionalmente taggando altre persone, ma senza farlo a caso, insomma, senza spammare. Questo post lo hanno visto praticamente tutti gli operatori digital in Italia, molti restando sorpresi per la mole di commenti raggiunti da Sara.

 

Conclusioni

Cosa ci ha guadagnato Sara dal diventare popolare in questo modo tra gli addetti ai lavori? Un osservatore ingenuo potrebbe pensare che si sia trattato di una perdita di tempo, perché Sara non ha condiviso contenuti sui temi che tratta per lavoro. In effetti Sara non scrive mai di graphic o web design, quindi è immediato pensare che nessuno la conosca per il mestiere che fa. Immediato, ma ingenuo, perché grazie a questi post Sara ha ottenuto il risultato importantissimo di uscire dall’anonimo limbo dei professionisti tutto fare. Oggi Sara può sbloccare risorse scrivendo direttamente ai mammasantissima e può esser certa di essere presa in considerazione. Perché non c’è modo migliore di “entrare” che entrare in risonanza.

Per tutti gli altri c’è Linkedin. Dicono ci siano belle discussioni, sicuramente più utili.

🙂

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