Public speaking e presentazioni efficaci

Nicola Bolzan

Nicola Bolzan

Oggi ho il piacere di ospitare su queste pagine Nicola Bolzan, psicologo e coach certificato, formatore e relatore in conferenze sul public speaking e sulla comunicazione nel business.

Bolzan è autore del libro Public Speaking e presentazioni efficaci, edito da Flaccovio. Giacché ritengo l’argomento molto interessante e sempre più attuale nel nostro mondo, non ho perso l’occasione di fargli qualche domanda per la community.

 

Ciao Nicola, ci racconti i tuoi attuali focus lavorativi?

Al momento il mio lavoro è molto vario e mi porta a fare cose diverse in contesti molto differenti. Principalmente mi occupo di formazione sulle competenze trasversali per aziende e singoli professionisti. I temi che mi affascinano di più e in cui mi sono specializzato sono l’intelligenza linguistica, l’intelligenza emotiva e il public speaking, tutti argomenti che fanno la differenza per diventare un professionista consapevole ed efficace. Oltre a seguire alcuni clienti personalmente, collaboro con realtà prestigiose come Cuoa Business School. Altri due focus molto importanti del mio lavoro attuale sono l’università (insegno Management presso UniverMantova da quattro anni) e Hospite, l’azienda di cui sono co-fondatore, dedicata alla formazione per le strutture di lusso nel mondo dell’ospitalità.

 

Quali sono i focus del tuo ultimo libro sul public speaking?

Questo libro si focalizza sul parlare in pubblico nella sua interezza: cosa bisogna fare nella fase di preparazione, cosa bisogna tenere a mente durante lo svolgimento di uno speech e, infine, su cosa bisogna riflettere una volta che abbiamo concluso il nostro intervento. Il public speaking richiede un metodo strutturato e strumenti solidi che possano permettere ai nostri pensieri, alle nostre parole e ai nostri discorsi di essere ascoltati, compresi e interiorizzati. Per questo ho pensato il libro come un viaggio che accompagna il lettore nel capire come gestire al meglio questo processo dall’inizio alla fine, senza perdersi in errori banali e senza dimenticare aspetti importanti e a volte cruciali per ottenere un buon risultato. Questo manuale vuole essere una guida per parlare in pubblico con serenità, leggerezza e una buona dose di divertimento.

 

Va bene prepararsi per lo speech. Ma c’è spazio per improvvisare?

Penso che per parlare in pubblico efficacemente si debba essere anche bravi a improvvisare. Nel libro parlo di preparazione nel primo capitolo e descrivo questa fase come un momento sacro. Chi parte bene ha la strada spianata davanti a sé. Può succedere a volte però di trovarsi davanti a un imprevisto o a qualcosa che non poteva essere predeterminato. Un buon speaker non deve farsi prendere dal panico o dall’ansia. Con qualche respiro e una buona gestione emotiva si può improvvisare e uscire da situazioni molto scomode. Poi dobbiamo ricordare di non fare l’errore di pensare che una preparazione strutturata rovini la spontaneità e la naturalezza di chi parla. Io posso prepararmi al meglio, lasciandomi libero di improvvisare in alcuni momenti, anche condividendo emozioni e parti di me che non possono (e non devono) essere preparate a tavolino.

 

In tempi di pandemia, possiamo usare il tuo libro per migliorare la resa sui webinar?

Assolutamente sì, infatti ho dedicato il capitolo nove interamente a questo aspetto. Abbiamo visto e partecipato a molti webinar in questo ultimo periodo. Alcuni speaker hanno pensato che, essendo bravi in presenza, avrebbero fatto un figurone anche online, capendo poi invece che sono due dinamiche molto diverse e che richiedono competenze, capacità e comportamenti diversi. L’online ha dinamiche particolari e sfide che non possono essere trascurate o sottovalutate. Pensiamo per esempio al coinvolgimento. Nel paragrafo dedicato a questo punto delicato, consiglio di far fare qualcosa all’audience ogni cinque/dieci minuti (un esercizio, rispondere a una domanda, etc.). Cosa succede se non ci comportiamo in questo modo? Il pubblico probabilmente si annoierà, si distrarrà e non vedrà valore nel nostro speech. 

 

Le slide sono sempre necessarie o esistono casi in cui se ne può fare a meno?

Le slide, se costruite con consapevolezza e cura, sono sicuramente un valido alleato. Consiglio sempre di evitare di utilizzarne troppe o di farcirle con eccessive informazioni. La loro importanza sta in particolare nel fatto che forniscono un supporto visivo allo speaker, dando dei vantaggi a chi ascolta. Infatti, oltre a mantenere alto il focus, aiutano la memorizzazione dei concetti e facilitano l’audience nel seguire il filo logico del presentatore. Dal mio punto di vista, possiamo non utilizzarle quando disponiamo di altri strumenti visivi come delle lavagne a fogli mobili o, per esempio, nel caso di alcune presentazioni aziendali in cui sono presenti dei prodotti che possono essere esposti e fruiti direttamente sul luogo da parte del pubblico. L’importante è fornire a chi ascolta un’esperienza piacevole sotto tutti i punti di vista, anche quello visivo.

 

In ultimo puoi lasciarci qualche altra risorsa per approfondire il tema del tuo libro?

Ho voluto inserire in questo testo molte risorse. Libri, siti web, esercizi, domande, teorie, strumenti e molto altro. Penso che un libro debba essere un punto di partenza e non un punto d’arrivo. A questo proposito voglio consigliare tre testi che ritengo fondamentali e da leggere assolutamente, non solo per migliorare il public speaking, ma per diventare persone e professionisti migliori. Il primo è “Le parole sono finestre oppure muri” di M. Rosenberg, per parlare con più consapevolezza. Il secondo è “Intelligenza emotiva 2.0” di T. Bradberry e J. Greaves, per gestire con attenzione le emozioni. Il terzo è “Leadership e auto-inganno” di The Arbinger Institute, per imparare a vedere le cose diversamente. Leggere questi libri darà il carburante necessario ai nostri speech per performare al massimo delle nostre potenzialità. 

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