Facebook Marketing, intervista a Berta Pinna

Roberta Pinna

Roberta Pinna

Berta Pinna è una consulente e formatrice in ambito social media marketing. Negli ultimi anni ha curato il proprio personal branding proprio attraverso i social e ha cristallizzato le competenze acquisite in un bellissimo libro edito da Maggioli: Facebook Marketing, dalla strategia ai risultati che contano. A proposito di questa uscita l’ho contattata per porle alcune domande. Mi ha risposto così:

 

Ciao Roberta, ci racconti i tuoi attuali focus lavorativi?

Ciao Francesco, prima di tutto ti ringrazio per avermi contattata per questa breve intervista.  

Io mi occupo di Social Media Marketing, ho scelto fin da subito di focalizzarmi verticalmente in questa materia declinando la mia professione secondo i suoi vari aspetti e concentrandomi sulla:

– Strategia e operatività

– Creazione di contenuti

– Consulenza

– Formazione

Per tanti anni ho curato il mio personal branding attraverso l’uso dei miei canali social, soprattutto Facebook e Instagram (mi trovate come @bertapi) adesso è arrivato il momento di mette online il famoso sito web non ancora aperto al pubblico. 

Settembre è il mese del capodanno professionale, per questo, oltre a riformulare e completare il calendario degli impegni ho pensato di far qualcosa per me stessa. 

In futuro spero di poter concretizzare delle idee nate questa estate e portare avanti un progetto (di cui ancora non vorrei parlare per scaramanzia) a cui tengo molto.

Dopo la pandemia ho capito quanto è importante la gestione del mio tempo, la risorsa più preziosa, vivo quindi cercando di tenere sempre un buon equilibrio tra il lavoro e la mia passione per i viaggi. 

 

Come hai strutturato il tuo libro sul Facebook marketing e a chi è rivolto?

Ho deciso di scrivere questo libro pensando ad un manuale a lunga scadenza. 

Consapevole del fatto che il nostro mondo evolve quotidianamente, ho pensato di strutturarlo seguendo il filo del come impostare una strategia di marketing su Facebook e parallelamente ma non direttamente su Instagram. 

Tutto è frutto della mia esperienza, per scelta non mi occupo solo di fare formazione e consulenza ma gestisco in prima persona la comunicazione dei miei clienti. Questo mi permette di continuare a testare e restare sempre aggiornata.  

Quindi, la strategia declinata a seconda degli obbiettivi che vogliamo raggiungere, ad esempio, a livello di content, advertising e influencer marketing. 

Si parla tanto anche di strumenti, analisi e misurazione dei risultati. 

Il mio libro è senza dubbio rivolto ai titolari di piccole e medie imprese che vorrebbero gestire in autonomia la propria comunicazione o saperne di più per poi affidarla a terzi (e monitorare consapevolmente attività e investimenti). Mi rivolgo anche a tutti coloro che vorrebbero intraprendere il mio stesso percorso professionale, prendendo spunto dai miei errori o semplicemente seguendo le mie orme. 

 

Come capiamo se stiamo buttando soldi su Facebook?

L’analisi dei risultati e il continuo monitoraggio sono le uniche attività che ci permette di capire realmente se stiamo buttando soldi su Facebook. 

Mi è capitato da poco di fare una consulenza per una giovane e promettente azienda la quale mi chiedeva come mai la campagna pubblicitaria, studiata per coinvolgere più persone ad un evento non avesse portato nessun risultato. Analizzando la situazione probabilmente il copy utilizzato non era particolarmente attraente, di conseguenza l’abbiamo riformulato insieme. Naturalmente questa è una delle possibilità tra le tante, potrebbe non funzionare la creatività scelta, oppure un pubblico selezionato non in target. 

Facebook ha aumentato i costi dell’advertising quindi è fondamentale non buttar via denaro senza studiare prima un pubblico di riferimento e analizzarne i bisogni ad esempio, oppure sperando di avere successo investendo dei piccoli budget con il fine di raggiungere milioni di persone. 

Chiaramente, prendiamo in considerazione i dati relazionandoli agli obbiettivi che ci siamo preposti. Faccio un esempio: mi piace, commenti o condivisioni non sono vanity metrics se vogliamo misurare il livello di awareness e consideration. 

Infine, partiamo sempre da dati reali, iniziamo a creare un database di clienti attraverso azioni on e off line, solo così possiamo intercettare nuove persone simili e potenzialmente interessate.  

 

Quali aziende farebbero meglio a non usare Facebook come canale?

In questa domanda c’è un errore, provo a riformularla: Quali aziende farebbero meglio a usare Facebook come canale?

La risposta potrebbe, e dico potrebbe, essere tutte. 

Potrebbe perché prima di individuare i canali su cui investire andrebbe fatta un’analisi: dove si trova online il nostro pubblico? 

Non essere presenti su Facebook significherebbe banalmente non poter analizzare le conversazioni che gli utenti generano intorno alla marca, rispondere ad eventuali critiche e/o recensioni positive. Senza dubbio per un’azienda che lavora con il b2b non è indispensabile avere un canale quotidianamente aggiornato e con un numero elevato di follower ma magari è fondamentale poter raggiungere un pubblico ristretto e specifico da informare secondo gli obbiettivi, oppure da intrattenere per instaurare una relazione più stretta e duratura, o per fare assistenza. 

Un tempo, se non alla nascita Facebook (Meta) ci dava a disposizione pochi strumenti per gestire la comunicazione, era più facile individuare il percorso da intraprendere. Oggi, abbiamo talmente tante possibilità che è più difficile capire in che modo investire il budget e che cosa non fare. 

Un’ultima osservazione sempre riguardo l’ecosistema Meta, il quale non fa riferimento solo a Facebook ma anche a Instagram, WhatsApp e Messenger. Volendo utilizzare a livello di business anche solo uno di questi strumenti citati abbiamo la necessita di adoperare gli strumenti di Facebook come il Business Manager ora o prossimamente completamente sostituto dalla Business Suite. 

 

Quali sono le principali disattenzioni imputabili a chi usa male questo social?

In generale, tutti pensano di poter svolgere questa professione perché capaci di “fare dei post” ma non è proprio così, l’attività di pubblicazione è solo la punta del nostro iceberg. 

Prima di studiare una strategia in ambito social è fondamentale fare delle analisi preliminari on e off line. 

Di seguito, alcune delle principali disattenzioni: 

– ANALISI: dell’azienda, del pubblico di riferimento, dei competitor e della nostra presenza online. 

– TEST: non fare degli A/B test prima di lanciare una campagna pubblicitaria o un piano strategico di contenuti.

– STRUMENTI: conoscenza perfetta e uso degli strumenti che Meta offre ai professionisti. 

– MONITORAGGIO: delle conversazioni e della spesa pubblicitaria.

– AGGIORNAMENTO: questo è un lavoro in cui non si finisce mai di studiare perché in continua evoluzione.

 

Da ultimo, ci lasci qualche indirizzo per restare aggiornati sull’argomento?

Posso anticipare che il 22 novembre prossimo terrò un webinar organizzato dalla Maggioli Editore, la casa editrice. Sui miei canali social darò più avanti maggiori informazioni.

A fine ottobre, presso la sede di Roma e ai primi di novembre (online) sarò docente per la 2° e 3° edizione del Master in Digital Marketing, Comunicazione e Social Media Management di Uninform Group.

A settembre e ottobre sarò nuovamente docente (online) con due moduli, Social e Web, per i corsi di formazione di Copy42 organizzati da Pennamontata di Valentina Falcinelli.

Prossimamente, e spero entro la fine dell’anno, ho intenzione di organizzare in Sardegna dei nuovi corsi di formazione principalmente dedicati alla gestione della comunicazione su Instagram. 

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