Il banner dei cookie sta distruggendo il web

Sono cresciuto in una cittadina di 4, 50 chilometri quadrati in cui negli anni ’80 abitavano 100.000 persone. Questo mi ha insegnato tre cose, la prima è che ha senso odiare le persone, la seconda è che a stare così stretti non c’è privacy che tenga.

gatto infuriato

gatto infuriato

C’è poi una terza cosa che ho imparato, ma l’ho capita solo molti anni più tardi, quando mi sono trasferito in un piccolo paese di campagna. Intanto parliamo di privacy… e di spazio.

 

Cos’è la privacy

La privacy è la libertà garantita dalla legge, di non far sapere agli altri gli affari tuoi. Detta meglio, è la libertà di evitare che le tue informazioni non pubbliche vengano utilizzate in modo fraudolento o comunque lesivo della tua sensibilità. Lo Stato garantisce la tutela della privacy permettendomi di esercitare certi diritti, tra cui richiedere la cancellazione dei miei dati di navigazione, l’esclusione da una mailing list, un risarcimento per aver subito un danno a seguito dell’utilizzo non concordato dei miei dati personali e/o delle mie preferenze.

Va da sé che prima dell’internet, le persone quasi ignorassero cosa fosse la privacy. Oggi quando prendi una camera d’albergo ti fanno firmare per il trattamento dei dati, negli anni ’80 non mi pare. Ma in effetti all’epoca non esistevano tutti i problemi che abbiamo oggi… i problemi? Aspetta un momento, ma poi quali sono questi problemi?

 

I “problemi” legati alla privacy

Prima di navigare un sito web qualsiasi ti viene richiesto (sempre per legge) di accettare o rifiutare i cookies di navigazione, roba che nella maggior parte dei casi non sai cos’è. L’informativa estesa è uno “spiegone” tale che solo a trovartelo davanti ti sei già rovinato l’esperienza di navigazione. È come dover firmare un contratto d’affitto prima di vedere la casa, una cosa scomodissima.

Preso dallo sconforto per tutta quella roba da leggere e sfiduciato dai furti di identità e altre divinazioni viste alla TV – che per inciso non ti chiede di dare alcun consenso – rifiuti tutto e continui la navigazione. Rifiutare i cookie è una cosa mediamente impegnativa, perché alcuni siti web mostrano chiaramente il pulsante, altri lo nascondono un po’, altri ancora non lo permettono proprio. Insomma, non hai ancora visto il sito web e te ne senti minacciato, oltre che essere emotivamente stanco.

Finalmente arrivi a navigare, ma non ti ricordi più cosa stavi cercando, così i due neuroni rimasti fanno contatto e ti riportano su facebook, a casa. Lì, tra un video stupido e una battuta divertente, vieni interrotto da una pubblicità degli assorbenti per signora, ma sei un ingegnere di 50 anni e (ingegneristicamente) concludi che la piattaforma mostra annunci in modo non pertinente. Segnali la cosa a facebook e non pago, fai anche un post di protesta per raccontare a tutti cos’hai scoperto.

Hai scoperto che sei un cretino, ecco cosa. Se impedisci a tutti i siti web di lasciare sul tuo browser i cookie di navigazione, come ti aspetti di vedere annunci profilati sulle tue preferenze?

Come se non bastasse, il rifiuto totale dei cookie impoverisce i publisher che fanno un lavoro della madonna per restare visibili in un mercato sempre più “competitivo”, spesso popolato da predoni senza scrupoli. Che poi nemmeno te ne frega sul serio della privacy, semplicemente, tutte quelle informative di cui sopra ti producono l’euristica della non accettazione, perché in quel terremoto cognitivo puoi solo concludere che è meglio lasciare tutto com’è. Non si sa mai.

Ma “lasciare tutto com’è” su internet è l’inizio di un cortocircuito pericoloso, perché il web non somiglia mai a se stesso ed evolve sempre in funzione dei comportamenti dei suoi utenti. Schermare questi comportamenti è come pretendere di fermare lo scorrere del tempo togliendo le pile dall’orologio. Come risultato, il tempo continuerà inesorabilmente a scorrere, ma tu non saprai più che ora è.

Detto questo, ritengo sia importante, ecologico e del tutto legittimo tutelare la privacy degli utenti del web rispetto all’utilizzo dei recapiti, ma niente che non si risolva con un’opzione checkbox all’atto di registrarsi su di un sito web. Questi banner di accettazione/rifiuto dei cookie sono la nota più stonata che si potesse concepire nell’economia dell’internet.

Il cane da guardia ha divorato il padrone.

Rispondi all'articolo

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.