Sito web personale, NomeCognome o Brandname?

Sei un freelance e stai finalmente per lanciare il tuo sito web personale, sul quale intendi condividere notizie di settore e soprattutto i servizi che offri. Sai benissimo che il “tuo” sito internet dovrà essere il centro su cui far convergere tutte le attività di marketing digitale che riguardano la tua attività. Insomma è una cosa importante.

nome e cognome o brandname

Nome e cognome o brandname?

Ora nonostante tu abbia già investito molto tempo per progettarlo come si deve e pur avendo già inquadrato le linee guida per la SEO e per i contenuti editoriali, rimane solo un piccolo problema: non hai ancora trovato il nome dominio più adatto e con tutte le informazioni che girano in merito a tale decisione, non sai proprio quale scegliere. Meglio usare il tuo nome e cognome o piuttosto è meglio creare un brandname da zero?

Niente paura, ora che sei qui e che ho la tua attenzione, proverò a riflettere con te su tutte le possibili implicazioni dell’utilizzo dell’uno o dell’altro tipo di nome dominio. L’obiettivo di questa piccola guida è fornirti gli strumenti per decidere in autonomia se dare al nascituro sito web il tuo nome e cognome o se è meglio trovare un nuovo brand name con un significato particolare.

 

Perché utilizzare il tuo nome e cognome

Utilizzare il tuo nome e cognome per il nome dominio è senza dubbio il modo più immediato per creare una riconducibilità solida tra il tuo sito web personale e il suo proprietario. Non è un caso che la stragrande maggioranza dei siti web personali dei professionisti del web (e non solo) abbiamo il nome e il cognome di questi nel dominio. È semplicemente la cosa più immediata. Se il tuo sito web è il tuo biglietto da visita, allora è giusto che la prima cosa da mostrare sia il tuo nome. Facile, razionale e soprattutto lineare rispetto a quello che leggo sui libri di personal branding… che sono sicuramente scritti bene.

[adrotate banner=”1″]

Ma il tuo nome proprio nel sito web non funzionerà indipendentemente da come ti muovi rispetto alle pratiche – consapevoli o meno – di personal branding, dunque non pensare a quest’artificio come alla soluzione definitiva per vincere la partita della visibilità online. Serve solo ad aumentare la riconducibilità del tuo nome a ciò che vendi, ma niente di più. Va da sé che nome e cognome possono funzionare peggio in caso il sito web faccia riferimento ad un’azienda di servizi come ad esempio “Bartolini”(che infatti è cambiato in BRT), ma funzionerà benissimo per quelle aziende che offrono design, come Ferrari, Ferragamo e via dicendo.

 

Perché utilizzare un brandname

Un brandname per il nome dominio di un sito web personale può sembrare una mossa meno furba perché in effetti non si crea quella riconducibilità istantanea con la persona che c’è dietro, ma per me se hai qualcosa di “diverso” da dire rispetto agli altri, un brandname studiato ad hoc può (deve) creare un connotato in più, tale da diversificarti ulteriormente rispetto alla massa degli altri nomi e cognomi, regalandoti una sfumatura di significato più interessante.

È il caso di Riccardo Esposito, il cui sito web si chiama MySocialWeb, ma anche (più modestamente) il mio, che curo un blog il cui nome dominio è Seogarden.net. In questi due casi, il nome dominio contiene informazioni preziose non già sul mestiere che facciamo, ma su “come” ce ne occupiamo. Io non faccio “solo” SEO, la curo come farebbe un giardiniere. Ancora di più calco la mano durante i video in diretta con StreamYard, in cui se ci fai caso al posto del mio nome, appare l’appellativo “il giardiniere”. Ora, gli esperti di personal branding ti diranno che ha probabilmente più senso infilare il nome e il cognome nel dominio, invece io che esperto non sono, ho lavorato per rafforzare un connotato operativo che certamente richiede uno sforzo maggiore per essere associato al mio nome, ma che nel mio caso va benissimo perché mi rivolgo a clienti che fanno ricerche speculative e con margini di investimento elevati. Perfino Google sa chi è il “giardiniere della SEO” e se non ci credi prova a chiederglielo. Sai cos’è un’ontologia semantica?

L’alternativa per me più inconsapevole e scolastica, è tentare di diversificarsi scegliendo connotati che facciano “colore”, ma che non c’entrino niente col tuo lavoro e stiano lì a galleggiare nel nulla, senza sviluppare uno straccio di significato diverso da “mi piace il marrone, amo gli spaghetti al pomodoro, ma odio il ragù”, quindi contattami per consulenza, il mio sito è AgatinoColasanto.vip.

Per me non ha senso fare così, ma io sono io e tu sei tu.

A proposito, tu come la vedi?

Rispondi all'articolo

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.