Come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare facebook

Se il generale Jack D. Ripper fosse reale e avesse un profilo su facebook, con l’aria che tira nei social network, ordinerebbe un attacco nucleare in grande stile, di quelli che si progettavano una volta. La cosa ironica è che avrebbe più senso scagliare (metaforicamente) bombe atomiche sugli internauti di oggi che sull’Unione Sovietica degli anni ’60, per quanto si possa dire che abbia senso un ordigno di quel tipo, ovviamente.

il Dottor StranaFacebook

il Dottor StranaFacebook

 

Per fortuna io non sono il generale Ripper e per fortuna il Dottor Stranamore è solo un (capolavoro di) film. Oggi volevo solo lanciarti uno spunto di riflessione sugli estremismi nel linguaggio digitale, leggi “sui leoni da tastiera”, provando a cogliere il vero motivo per cui siamo costretti a leggere tante sgarbatezze su facebook, a patto che un motivo ci sia.

 

Perché le persone sono violente su facebook

Le persone, come molti animali, diventano aggressive quando si sentono minacciate. Ma cosa c’è di tanto minaccioso su facebook? Proprio niente, anzi, facebook è l’unica finestra sul mondo alla quale possiamo affacciarci conservando la percezione di essere al sicuro. Ma al sicuro da cosa? L’evoluzione sociale vive un momento di accelerazione tale che per starci dentro dobbiamo mostrarci capaci di star dietro a tutto quello che succede. Non possiamo avere esitazioni. Quando sentiamo una novità sul web marketing, dobbiamo comportarci come se ne fossimo già al corrente dal ’93 e di conseguenza finiamo con il riversare sul web tutta la frustrazione accumulata in una vita che sembra sfuggirci veloce tra le mani.

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Stare al passo coi tempi, essere preparati su tutto, sapere sempre cosa fare, deve venirci spontaneo, altrimenti c’è qualcosa che non va. Se è vero che siamo tutti collegati da un filo rosso, l’idea di esserci persi qualcosa ci isola dal contesto di questa modernità surrogata, relegandoci alla prigione dell’analfabetismo funzionale, che ancora sto cercando di capire cosa diavolo è.

Non hai capito cosa intendevo? Non lo sapevi? Allora sei stupido. In quest’espressione risiede una violenza tanto assoluta quanto ingiustificabile. Ma con tutto quello che succede ogni giorno sotto il sole, con tutte le variazioni del linguaggio tecnico e le innovazioni in campo sociale e scientifico, come fa una persona normale a capire tutto quello che legge in giro?

 

La bellezza dell’essere stupidi

Stupido deriva dal sostantivo stupor, che indica lo “stupore”. Lo stupido è colui che rimane fermo, come imbambolato, in un perenne stato di stupore. Viviamo nel terrore di essere considerati stupidi, azzuffandoci ad ogni occasione con veemenza e in modo spesso preventivo, per difendere la nostra capacità di essere vivi e presenti a noi stessi. In realtà dovremmo abbracciare proprio quello stupore che ci rende “stupid(t)i”, accoglierlo come un dono prezioso, specialmente di questi tempi.

Quando rispondiamo male a qualcuno su facebook non siamo stupidi, siamo scemi (dal latino semis, metà), perché interrompiamo un rapporto che poteva chiarire un nodo, farci imparare qualcosa. Lo lasciamo a metà.

Non capire è bellissimo, perché ti consente di attivare la mente per trovare nuove soluzioni. Quando non capisci qualcosa hai due possibilità, puoi comportarti come uno stupido o come uno scemo: lo stupido rimane immobile, come un mammalucco, sorpreso dal non aver capito, lo scemo invece decide a priori che non è lui a non aver capito, ma è l’interlocutore a non starci con la testa. Ogni volta che mi sento stupido, mi sembra di aver dato un senso alla giornata. Tu da che parte stai?

 

Il dottor Stranafacebook

Il dottor Stranafacebook lancia bombe su questo social network per il puro gusto di assistere alle reazioni delle persone. Lo fa per indagare il confine di cui scrivo, tra l’essere stupidi e scemi. Forse lo conosci, se sì scrivimi il suo nome in un commento.

Per imparare a non preoccuparti e ad amare questa “bomba”, ti suggerisco dunque di riflettere sul valore dell’ignoranza, su quanto questa condizione sia essenziale al raggiungimento del suo opposto, la conoscenza, così come per avere un bicchiere d’acqua, devi prima avere (semplicemente) un bicchiere. Si tratta di avere la consapevolezza che per camminare occorre mettere un piede davanti all’altro. Se te ne dimentichi rischi di inciampare, cosa che su facebook capita di continuo.

Sappi essere stupido, consapevolmente stupido.

 

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