La differenza tra un blogger e un instagramer

Alessandro Pozzetti

Alessandro Pozzetti

Si parla di Instagram marketing, della differenza tra un blogger e un instagramer, delle caratteristiche di questo canale in crescita esponenziale dal 2015 e di quelle dei suoi fruitori, i nuovi millennials. Se ne parla con Alessandro Pozzetti, formatore e consulente esperto di progetti instagram. Così, per chiarire…

 

Ciao Alessandro, ti va di raccontarci i tuoi attuali focus lavorativi?

Ciao Francesco, dal 2015 mi sono focalizzato sullo sviluppo di progetti (brand) legati alla comunicazione su Instagram. In due parole si può dire che mi occupo di “Instagram Marketing”.

La mia attività nasce nel 2012, quando apro la mia posizione da freelance e mi sviluppo nel ramo del web marketing legato esclusivamente ai social media. Nel 2013, invece, lancio il mio blog apclick.it

 

Che differenza c’è tra un instagramer e un blogger?

Molti instagrammer si definiscono blogger senza avere un blog e molti blogger si definiscono instagrammer senza aver mai sviluppato un progetto fotografico.

Entrambi i profili raccontano il proprio brand e le proprie esperienze, credo che l’unica differenza stia nella piattaforma: i contenuti pubblicati su Instagram – qualora il social chiudesse – andrebbero persi, mentre con un blog di proprietà non si avrebbe mai questo rischio.

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Inoltre, e qui parla la mia esperienza, un Instagrammer non può fare a meno di un blog oggi (perché è la sua vetrina, la sua casa, la sua destinazione finale, il luogo dove approfondire), mentre un blogger non necessariamente deve sviluppare una presenza su Instagram (ovviamente dipende dal settore a cui fa riferimento).

 

Quali sono i segmenti di mercato che beneficiano maggiormente di instagram?

Indubbiamente i seguenti settori: travel, moda/fashion, food e lifestyle, su tutti. In grande ascesa invece le mamme blogger e i personal trainer.

E concludo dicendo un po’ genericamente che, se hai un e-Commerce o un negozio fisico, non puoi più fare a meno di Instagram: il suo lato business è secondo solo all’irraggiungibile Facebook, e va necessariamente sfruttato adesso che è nel pieno del suo sviluppo e delle sue potenzialità.


Come si approccia al marketing con Instagram?

“La fotografia non è Instagram, e Instagram non è la fotografia” è una delle massime che ripeto sempre ai miei corsisti. Bisogna dare in pasto a questo social media ciò che è l’immagine e/o il video per lui (e per i suoi oltre 800 milioni di utenti attivi).

Se si è fotografi di matrimonio e si pensa di pubblicare su Instagram i classici posati, per mostrare il proprio lavoro e magari raggiungere nuovi potenziali clienti, si avrà molto meno successo rispetto alla pubblicazione di scatti più naturali presi dal medesimo contesto.

I colori, le persone, le luci e determinate angolature sono solo alcuni degli aspetti da curare per ciascun contenuto, che dovrà andare a riempire il progetto fotografico preventivamente studiato per raggiungere determinati obiettivi e target.

Inoltre, se si ha un’attività di qualsiasi tipo è necessario attivare i nuovi account business: gli insight interni ci dicono tanto del percorso che stiamo intraprendendo, come sarà necessario sfruttare le Ads (promozioni) attualmente a disposizione per raggiungere più utenti in target possibili.

 

Come sta evolvendo la comunicazione business sul web?

Credo si sia arrivati ad uno stallo. Mi spiego meglio.

Dapprima le aziende o le agenzie per conto delle stesse, lavoravano esclusivamente di promozioni a go go legate a prodotti e servizi, quasi come se i social fossero i nuovi spot televisivi. Poi siamo passati alla moda dello storytelling: tutti a raccontare – più o meno bene – come se non ci fosse un domani. Ho visto persino storytelling di bidet! Successivamente è arrivato il boost legato ai video: tutti gli algoritmi a spingere i video, e anche qui i brand si sono lasciati travolgere e hanno affrontato più o meno bene il trend. Ora invece, anzi da un po’, ci siamo soffermati sul metodo di comunicare indirettamente al nostro pubblico tramite gli influencer o comunque autonomamente ma mai proponendo lo specifico prodotto/servizio.

Ci stanno tutte queste metodologie di comunicazione, perché di fatto non c’è una storia che “ci insegna”, e i social sono cosa nuova per tutti, anche per noi che il web lo calchiamo ogni giorno. Piuttosto siamo noi che stiamo creando uno storico per i nostri successori. Però credo che da tutto questo marasma di trend non ci si debba lasciar travolgere, bensì ogni brand deve poter cogliere gli aspetti utili da sfruttare e soprattutto comunicare con costanza.


Qual è il tuo monito finale, parlando alle folle (libri di riferimento, contatti personali)

Il mio monito finale in questo 2018, quando si parla di Instagram è il seguente: è la piattaforma di comunicazione sociale più in crescita e in sviluppo dal 2015 ad oggi, e che si sta rivolgendo in particolare a due segmenti: aziende e giovani millennials. Credo che il grido sia facilmente comprensibile a tutti, e nel caso non lo fosse lo traduco con piacere io:

1) se avete un prodotto/servizio da diffondere, Instagram è il luogo giusto;

2) i clienti di domani sono i più giovani millennials: Instagram sta investendo molto nell’intrattenimento sulla sua piattaforma, cominciate dunque a guardare (e a dialogare) questi ragazzi come se fossero vostri fedeli clienti, perché ben presto lo saranno.

A proposito di libri di riferimento, invece, ho un libro in particolare che recentemente mi ha aperto la mente, e forse già lo conoscete: è “Da brand a friend” di Robin Good. Per me è stato illuminante, mi ha aiutato ad entrare nella testa del pubblico e nel cuore delle aziende.

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