Lo spazio per fare le cose

Quando ero piccolo ebbi tra le mani una vecchia bicicletta azzurra di mio fratello maggiore a cui erano state tolte le rotelle laterali. Io volevo imparare ad andarci, ma non mi facevano scendere nel parco e nessuno era lì per insegnarmi.
Lo spazio per fare le cose

Lo spazio per fare le cose

Così mi misi a provare fuori al balcone (lungo e stretto) per settimane e mesi cercando l’equilibrio, solo che non riuscivo proprio a farci più di un metro prima di essere costretto a mettere il piede a terra. Passai almeno un anno su quel balcone a provare, finché non mi convinsi che io la bicicletta non l’avrei mai portata. Vabbè.
Un giorno la gomma della bicicletta si ruppe e mia madre mi accompagnò a farla riparare. Quando tornammo, mamma fermò l’auto nel parco e tirammo fuori la bici dal bagagliaio. Incredibilmente, appena salitoci sopra riuscivo a pedalare senza mettere il piede a terra ogni momento. Il problema non ero io.
È che non avevo abbastanza spazio.

 

Il tempo e lo “spazio”

Questo breve racconto della mia infanzia sembra essere col senno di poi una parabola abbastanza efficace per spiegare il motivo di certi fallimenti professionali. Esiste il tempo giusto per fare le cose, ma anche lo “spazio” giusto per farle. Quando ti lanci in un’impresa senza avere ancora le competenze e le esperienze necessarie per portarla a compimento, rischi di fallire perché “i tempi non sono maturi”.
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Ma rispetto alla mia esperienza ciclistica non era questione di tempi perché se mi avessero portato subito sotto casa, la bici l’avrei fatta andare immediatamente, piuttosto il problema era lo spazio. Il balcone stretto mi costringeva a tenere sempre il manubrio dritto, dunque senza poter correggere mai la direzione, mantenere l’equilibrio era praticamente impossibile. Da cui possiamo affermare che:
Se non puoi correggere la direzione, non puoi essere in equilibrio.
E se non puoi essere in equilibrio sei destinato a cadere, senza dubbio. Oggi ripenso a quel momento della mia infanzia e mi vengono in mente persone conosciute lungo il mio cammino professionale. Persone che sono appunto cadute finanziariamente, talvolta facendosi anche molto male, perché si sono lanciate in un business senza avere spazio di manovra per effettuare correzioni in corso d’opera. Proverò di seguito ad esemplificare, per spiegarmi meglio:

 

Agenzie di servizi digital “locali”

Tra quelli che un po’ arrancano trovo spesso colleghi in qualunque forma e assetto, ma di solito strutturati, che offrono servizi digital (di ogni natura) ad un’utenza esclusivamente locale. Ma che senso ha? Perché limitarsi allo scenario locale quando puoi avere un parco clienti quantomeno nazionale? Se dunque non fai l’idraulico, esci dall’idea che vendere i tuoi servizi al circondario sia l’unica strada e guardati intorno.

 

Aziende che si affidano ad un solo canale di comunicazione

Allo stesso modo, ti mancherà lo spazio quando (e proprio perché) crederai di aver trovato la gallina dalla uova d’oro. Lo vedo succedere a molti imprenditori in ambito e-commerce, quando scovano ritorni sull’investimento particolarmente vantaggiosi con Google Ads. Certo a tutti farebbe piacere concludere 5 volte su 10 una transazione da 100 euro con un investimento di 5 euro per click, ma quanto credi possa durare? Sistematicamente capitano queste cose e si perdono di vista tutti gli altri canali di comunicazione, così quando l’unica spalla forte viene a mancare, ci si ritrova senza lo spazio per far fronte alle ristrettezze in cui ci si ritrova. Ancora una volta, questione di spazio.

 

Puntare su di un solo prodotto

Capita che si raggiungano risultati estremamente positivi a partire da una buona intuizione. Ho conosciuto aziende che hanno fatto milioni proponendo il prodotto giusto nel modo e nel momento giusto. Queste stesse aziende però hanno indugiato troppo su quell’unico prodotto, così una volta passato il “momento giusto” si sono ritrovate con i costi di un’azienda di successo, ma senza la domanda che contraddistingue appunto tali aziende. Se hai la fortuna di imbroccare la strada giusta, che in questo caso è il design complessivo di un prodotto, non fermarti a quello, ma comincia subito a riflettere su come ampliare le linee di produzione, sulle estensioni di linea, sui messaggi da trasmettere a lungo termine.

 

Conclusioni

È un gioco di incastri la vita. E serve essere preparati, perché lo “spazio” che hai non è fisso come quello del balcone di casa di mia madre, ma dipende dalle scelte che fai a priori e in corso d’opera. Dipende da te. Io non potevo allargare quel balcone lungo e stretto e non potevo chiedere a mia madre di portarmi fuori a giocare, così fu il caso – un incidente – a farmi capire dov’era il problema. L’universo mi aveva teso la mano e continuò a farlo molte volte dopo quel momento.
Ma questa è un’altra storia.

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